Paluxy River, Texas

bibbia e scienza_logo

Un sito archeologico che disturba:

Le rive del Paluxy nel Texas

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Dr Pierre Florebt Hauvilliers

Dr Michaël Winter[1]

dal numero 28 della rivista trimestrale Le Cep – Luglio 2004 (pagine da 42 a 60)


Il sito fossilifero del fiume Paluxy, nel Texas (USA), pone un vero problema ai paleontologi evoluzionisti: delle impronte di passi umani fiancheggiano quelle di dinosauri. Per loro questo è impossibile. Secondo la loro cronologia, i dinosauri sarebbero apparsi all´èra secondaria, chiamata per questa ragione èra dei Rettili, che sarebbe durata da 225 a 70 milioni di anni (M.a.). Quanto all´essere umano, anche se a fatica si ammette una data di comparsa degli ominidi verso i 4 o 5 M.a., un abisso di circa l7 M.a. li separa dagli ultimi dinosauri. È dunque assolutamente impossibile che abbiano potuto convivere e lasciare insieme le loro impronte negli stessi strati archeologici.

Tuttavia…


Fig. 1 Impronte di dinosauro e di piede umano trovate nello stesso banco calcareo.

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Tutto ha inizio nel 1939 sulle rive del fiume Paluxy, allorchè si scoprono, nel letto calcareo del fiume, delle tracce di zampe di dinosauri insieme a quelle di piedi umani (fig. 1). Questa scoperta fatta da “creazionisti” americani[2] era sorprendente e straordinaria. Essa fece gran rumore all´epoca e scandalizzò gli studiosi, paleontologi e geologi, per questa ragione: le tracce di dinosauri erano impresse in un letto di calcare del Cretaceo[3] e stimate a 110 M.a. Data la loro coerenza con l´età fissata dalla scala geologica, le impronte di dinosauro furono riconosciute autentiche dagli scienziati interessati.

Quelle di piedi umani, al contrario, furono dichiarate false in quanto non potevano essere contemporanee alle tracce di dinosauri. Logici con se stessi, gli scienziati affermarono che quei piedi erano degli artefatti scolpiti nel calcare e accusarono i creazionisti americani che avevano partecipato agli scavi di essere gli artefici di queste frodi vergognose al fine di confermare la loro visione della creazione in un senso biblico. Questa scoperta infatti, pur così reale, metteva in discussione la scienza paleontologica nella sua interpretazione evoluzionista.


Fig. 2 Impronte di piede umano gigante.

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Inoltre le tracce umane ponevano una questione ancor più delicata in quanto si trattava di un gigante il cui piede misura 38 cm di lunghezza (fig. 2), il che andava ancora nel senso del creazionismo, poiché nella Bibbia si segnala a più riprese, vedi ad esempio Gen. 6,4, dove è detto che, poco prima del Diluvio, “vi erano dei giganti in quel tempo“. Per i creazionisti, l´autenticità di queste tracce non poneva alcun dubbio: si interpretavano facilmente nel quadro del Diluvio e testimoniavano della verità dei racconti biblici antichi. Questa scoperta sollevò dunque delle polemiche violente e un´opposizione appassionata nel campo dei sostenitori di una visione evolutiva dell´apparizione della vita.

Questo tipo di tracce è normalmente fragile e si cancella facilmente. Quelle del letto del Paluxy si erano eccezionalmente conservate perché erano state sepolte sotto dei sedimenti accumulati e solidificati bruscamente nel corso di avvenimenti catastrofici giganteschi. In più, fatto sorprendente, si osservano in questi stessi luoghi delle impronte solidificate di gocce d´acqua, testimonianti che il seppellimento dei luoghi si era realizzato in tempi piovosi. Il che evocava ancora uno scenario simile a quello descritto nella Bibbia per il Diluvio.

Di fronte a questa provocazione sedimentaria, gli scienziati, paleontologi e preistorici, gridarono tutti allo scandalo. Decretarono tali tracce “non scientifiche” e non meritevoli di attenzione. Dunque non ne parlarono. Non vi è stato nessun dibattito scientifico contraddittorio per accertare la realtà dei fatti. Seguirono anni di polemiche in cui ciascuno pretendeva di aver ragione.

Delle scoperte e delle datazioni alquanto imbarazzanti…

Nel 1982 un fisico americano, corrispondente del CEP, Hugh Miller, riprese lo studio del sito del Paluxy River. Si trattava di sapere che credito dare alle scoperte del 1939.

I risultati ottenuti dai suoi scavi sono sconcertanti: confermano infatti i ritrovamenti precedenti che erano stati respinti dalla scienza ufficiale.

Allora, lasciando volutamente da parte il discusso problema delle tracce umane, Hugh Miller e la sua équipe vollero determinare l´età del dinosauro, le cui tracce erano ritenute autentiche dai paleontologi, mediante delle tecniche di misura diretta agli isotopi radioattivi che erano state messe a punto dopo i primi scavi. Si trattava di verificare se erano vecchie di un centinaio di milioni di anni, secondo la scala geologica, o se erano abbastanza giovani da poter essere contemporanee dell´uomo, come sembrava indicare la presenza di tracce umane.

A tal fine, Miller fece datare col C14 delle ossa di dinosauri fossilizzate come pure dei resti di legni calcinati provenienti dallo stesso strato geologico (il quale era stimato tra 110 e 70 milioni di anni). Bisogna precisare che il C14 non permette di datare un oggetto vecchio più di 30 o 40.000 anni. La datazione di questi oggetti doveva dunque rivelarsi impossibile.

Con sorpresa generale, gli oggetti poterono essere datati e dettero rispettivamente delle età di 36.500 e 32.500 anni B.P.[4], cosa che sicuramente era stupefacentemente giovane per del Cretaceo stimato dai geologi a 110 milioni di anni! Una contro-analisi, sempre col C14, ma questa volta con la nuova tecnica A.M.S.[5] li ringiovaniva ancora un po´: a 23.760 e 25.750 anni B.P. senza tuttavia suscitare apparente emozione.

Rimarchiamo che il metodo di datazione AMS, divenuto molto di moda[6], è sempre stato presentato come assolutamente affidabile, come un metodo di datazione “assoluta”. Hugh Miller avrebbe dunque dovuto ottenere le stesse date per i due campioni che avevano la stessa età; d´altra parte, egli avrebbe dovuto ottenere delle date vicine a quelle ottenute con la tecnica del radiocarbonio. Nel caso in questione, l´antica tecnica invecchiava gli stessi campioni rispettivamente del 26,21% e del 53,61%.

Miller volle verificare i suoi risultati datando le ossa di differenti dinosauri conservate al Carnegie Museum of Natural History di Pittsburg (Pennsilvania); ottenne delle date dello stesso ordine ed altre ancor più giovani, fino a 9.890 B.P.! Egli stimò allora, molto logicamente, che i dinosauri non potevano avere un centinaio di milioni di anni, e che la datazione ottenuta li rendeva contemporanei agli uomini preistorici -il che era confermato dalla presenza delle tracce di piedi umani- anche se il valore della datazione col radiocarbonio appariva dubbia.

Tuttavia le datazioni e le conclusioni di Miller imbarazzarono fortemente il mondo dei paleontologi che giudicarono più semplice considerarle come “non scientifiche”.

Piuttosto che esaminare il risultato di queste ricerche per verificare la validità delle scoperte, essi preferirono evitare di farvi allusione, paralizzando così il dibattito che si trovava di nuovo chiuso.

Fin dall´inizio, gli scienziati avevano compreso il pericolo. Accettare la possibilità di un dibattito contraddittorio con un argomentario sostenuto da una perizia così seria del sito e dei fatti, era già intravedere che la loro scala geologica era inattendibile. Il solo pensiero parve loro intollerabile e vi si rifiutarono fermamente.

D´altra parte, confrontare le datazioni paleontologiche con una delle tecniche di datazione isotopica attuali (K/Ar, U/Th e anche il C14), era anche entrare in un dibattito che poteva mettere a terra il sistema. Questo confronto tra la datazione di un elemento paleontologico e tutte le misure isotopiche esistenti, avrebbe impegnato il metodo della radiodatazione in una prova di verità alla quale si era sempre rifiutato, conoscendo gli errori e le incoerenze delle misure rilasciate dai differenti metodi, cosa che i risultati di H. Miller non facevano che ribadire[7].

Da questo tirarsi indietro, nè i paleontologi evoluzionisti, nè la scienza paleontologica, nè il metodo della radiodatazione, uscirono accresciuti.

I dinosauri, hanno potuto coesistere con gli uomini?

Per affrontare la controversia sulla coesistenza possibile dinosauri-uomini posta da queste scoperte paleontologiche -che secondo la cronologia ammessa è scientificamente scorretta e impossibile- conviene anzitutto esaminare l´affidabilità delle datazioni dei dinosauri e delle ere geologiche.

1 – La determinazione dell´età dei dinosauri.

Per stabilire un calendario di apparizione delle differenti specie, fu necessario ammettere, malgrado l´assenza di conferme scientifiche, un certo numero di postulati:

1-1) La stima dell´età dei fossili suppone dimostrata l´evoluzione progressiva delle specie.

1-2) Questa evoluzione progressiva si produce su una scala di tempi molto grande: in centinaia di milioni, e anche in miliardi di anni, per la prima apparizione della vita[8].

1-3) Questa evoluzione progressiva si effettua secondo un ritmo fissato dall´ “orologio dell´Evoluzione”, una sorta di crono-biologia dell´evoluzione che permetterà di stabilire un calendario dell´Evoluzione.

1-4) La gerarchizzazione delle specie, classificate in funzione della loro complessità, andando dal semplice al complesso, è trasposta su una “scala tempo-calendario” secondo una collocazione approssimativa valutata in funzione di tutti gli elementi precedenti.

1-5) I dinosauri, secondo la loro classificazione interna, sono stati situati a un´epoca che va dai 225 ai 70 milioni di anni. Tale stima di un´epoca per i dinosauri non corrisponde infatti a nessuna misura scientifica diretta (radiodatazione al K/Ar, per es.), ma risulta da un insieme di ipotesi fondate sulla teoria attualista.

É il prodotto di una serie di deduzioni le cui referenze di datazione restano oscure e che riposano in finem sulla fede nell´Evoluzione progressiva delle specie.

Ne risulta che non esiste alcun elemento che permetta di affermare che queste età paleontologiche sono state determinate in una maniera obiettiva e scientifica.

2 – La determinazione delle età geologiche.

2-1) La determinazione dell´età degli strati geologici non si effettua a partire da una datazione dello strato stesso, come si potrebbe pensare[9]. Essa si effettua a partire dall´età del “fossile caratteristico”. É il fossile che data lo strato nel quale si trova, e non l´inverso. Così, di brancolamento in brancolamento, via via che si sono scoperti dei fossili, si è messa a punto la scala stratigrafica. È così che i Rettili sono situati al Secondario, chiamato appunto èra dei Rettili. Essendo il Dinosauro un rettile gigante, esso data dunque del Secondario. Se si trova in uno strato un fossile o una traccia di passo di dinosauro, per esempio, si conclude che lo strato è del Secondario.

2-2) Questo ragionamento presuppone che i componenti dello strato nel quale si situa il fossile si sono formati all´epoca in cui viveva il dinosauro, e tutti possono avere la stessa età. Così, se il suolo contiene delle impronte di dinosauri, questo suolo sarà stimato a circa 200 milioni di anni, l´età del dinosauro[10].

Ne consegue che l´età di un fossile è stimata secondo la scala stratigrafica, la quale a sua volta è costruita supponendo dimostrata l´evoluzione delle specie.

La sola presenza di un dinosauro in una formazione geologica basterà a datare tale formazione senza un riferimento geologico. È questo il proprio del ragionamento circolare che conclude dall´ipotesi da cui era partito.

3 – Alla ricerca delle conferme.

3-1) Altri piedi umani, si trovano nel Cretaceo. Nella loro opera, Whitcomb e Morris segnalano[11] numerose tracce di piedi umani, alcune scoperte anche nelle formazioni del Carbonifero, datate ufficialmente da 350 a 270 M.a. La rivista americana “Scientific American” segnala anche delle scoperte dello stesso genere in Virginia, Kentucky, Illinois.

Altre tracce di piedi, questa volta di giganti, sono state scoperte negli Stati Uniti, specialmente in Arizona, presso il Monte Whitney, in California, come pure presso White Sand nel Nuovo Messico.

3-2) Uno scienziato americano, Scott Woodward, della Brigham Young University (Utah), ha trovato in una formazione di carbone bituminoso di questo Stato, due ossa di grande taglia provenienti da un dinosauro datato del Cretaceo superiore, ossia di 80/85 milioni di anni[12]. Il loro aspetto ceroso incitò i ricercatori ad effettuare una sezione istologica dopo fissazione coi coloranti abituali (ematoxillina – eosina).

All´esame microscopico, si trovarono dei nuclei di cellule ancora identificabili provenienti dal collagene di un tessuto congiuntivo. Si aveva dunque un materiale di buona qualità, non distrutto e non contaminato, per tentare di effettuare una ricerca genetica sul DNA presente. Woodward pensava di ottenere così un´informazione sulla filiazione evolutiva dei dinosauri, che i paleontologi considerano più prossima agli Uccelli che ai Rettili e ai Mammiferi.

I risultati mostrarono che i dinosauri erano un´intera classe a parte, lontana geneticamente tanto dagli Uccelli quanto dai Rettili e dai Mammiferi.

Fig. 3 Impronta d´uomo e di dinosauro fianco a fianco.

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Frattanto, il grande problema sollevato da questa analisi (al di fuori di quella della classificazione Rettili-dinosauri), e che i paleontologi si guardarono bene dal rilevare, si trovava nel fatto che il materiale genetico si degrada molto rapidamente dopo la morte. Tuttavia quello che è contenuto nelle ossa può perdurare un certo numero di anni, a volte numerosi secoli e talvolta millenni se le condizioni di conservazione sono eccezionalmente favorevoli. È così che si è potuto riuscire ad effettuare analisi genetiche su alcune mummie egiziane e, ancora più raramente, su dei resti ossei preistorici datati 10.000 anni B.P. col C14. Questo problema di degradazione rapida del DNA è un fenomeno ben conosciuto dalla polizia criminale.

Il fatto che si sia potuto effettuare un´analisi genetica su un osso di dinosauro conservato in un ambiente favorevole, indica che esso data al massimo di qualche migliaio d´anni, e certamente non di un centinaio di milioni di anni. Questa sarebbe una impossibilità scientifica![13]. Ne emerge che i dinosauri sono molto più giovani di quanto si pensa.


3-3) Una tecnica di punta per frazionamenti isotopici è stata utilizzata su dei resti organici di dinosauri. Le misure ottenute sono identiche a quelle che si sono ottenute sugli animali attuali!… allorchè avrebbero dovuto essere totalmente differenti se i dinosauri fossero vissuti cento milioni d´anni or sono[14].

Fig. 4 Impronte d´uomo e di dinosauro spaziate di 45 cm
(sito Mc Fall I, scavi del Dr Carl E. Baugh)

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3-4) Tutti i popoli possiedono nelle loro tradizioni e nei loro miti culturali molte reminescenze sui dinosauri (draghi), segno che i popoli antichi avevano certamente avuto contatto con alcune specie sopravvissute. Se questi dinosauri fossero vissuti 100 o 200 milioni d´anni prima, essi non potrebbero fare parte dell´immaginario culturale, poiché gli uomini avrebbero totalmente ignorato la loro esistenza[15].

3-5) Ad Acambaro, in Messico, si sono ritrovate, a partire dal 1944, circa 33.500 figurine, in maggioranza fatte in ceramica, le altre in pietra, in giada o in ossidiana, rappresentanti degli esseri umani, degli oggetti della vita corrente (pipa, strumenti musicali, etc.), delle divinità, dei rettili, delle grandi scimmie, degli animali sconosciuti e soprattutto dei dinosauri. Ciascun esemplare è un pezzo unico. Quelle in ceramica sono state cotte col metodo del fuoco aperto, ancora oggi utilizzato in Africa, per esempio, per cuocere le giare e altre terrecotte.

C´è dunque voluta una gran quantità di legno da bruciare in una regione oggi quasi desertica in cui il legno è raro e caro. Lo studio dei differenti stili ha mostrato che esse provenivano da gruppi culturali differenti. Delle datazioni sono state effettuate nel 1968 dal laboratorio Isotopes Inc. del New Jersy, situando il loro periodo di fabbricazione tra 4.530 e 1.110 anni a.C.[16], e, nel 1972, l´Università di Pennsylvania ha ottenuto 2.500 anni a.C., per termoluminescenza. Siccome questa scoperta disturbava alquanto, l´ambiente dell´archeologia l´aveva allora classificata come non scientifica, dunque non ammissibile.

Ma ciò che imbarazza di più, in questa quantità inverosimile di figurine di dinosauro, è che molte specie non erano ancora conosciute dal pubblico all´epoca della scoperta, o erano conosciute solo da pochi specialisti e allo stato di ricostruzioni scheletriche più o meno complete.

Vi sono rappresentate molte specie, delle più conosciute come delle più rare, comprese delle specie ancora sconosciute[17].

È certo che queste 33.500 statuette, misuranti da qualche centimetro a un metro, sono antiche, e la precisione della scultura è tale che si identifica senza rischio di confusione la specie rappresentata; il che implica che i modelli erano stati ben osservati dagli artisti che le hanno scolpite o modellate. Queste figurine sono esposte al museo di Acambaro[18].

3-6) In Vandèa (Francia), numerosi passi di dinosauri sono stati ritrovati sulla costa atlantica, in particolare su una spiaggia di Talmont (fig. 5), in un deposito di sedimenti marini sabbiosi attribuiti al cretaceo dell´Ettangiano (stimato a 230 milioni di anni).

A poca distanza, sulla stessa costa, a Longeville, e su un sito geologico analogo, ci sono delle impronte di bovini, di ovini e di caprini. Siccome queste tracce provenivano da un gregge, e questo piccolo bestiame non era ancora apparso sulla terra secondo la scala cronologica di apparizione delle specie, si è cancellato discretamente il riferimento geologico che doveva datare questo bestiame all´epoca del cretaceo dell´ Ettangiano, secondo il metodo abituale, per datare le tracce a 5.300 anni a.C., l´età archeologica stimata delle vestigia di un villaggio neolitico situato a qualche chilometro da là (fig. 6)[19].


Fig. 5 Impronta di dinosauro sulla spiaggia di Talmont (Vandea)

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Fig. 6 Impronte fossili di bestiamea Longeville (Vandea)

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Le recidive di Hugh Miller

Fig. 7 Le rive del Paluxy. Si distinguono i banchi di calcare.

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1) Di recente, l´équipe di Hugh Millers scopriva altre tracce di piedi umani, ma nello stato di Pennsylvania, sulla terrazza di una piccola baia, non lontano da una delle cime del monte Pensylvania, a circa 500 metri di altitudine.

Queste tracce dette “di Jacob”[20] si osservano in un gres (il gres è sabbia solidificata) di età Mississippiana datata ufficialmente a 300 milioni di anni. “Queste tracce hanno le dimensioni e le caratteristiche abituali dei piedi umani e presentano tutti i caratteri dell´autenticità “, conclude Miller dopo uno studio esaustivo. Si indovina, proprio contro il tallone, l´impronta di un piede piccolissimo, il che le fa attribuire a una donna e a un bambino che le fa designare sotto il nome di “la Madre e il Figlio”. Tutto ciò che si può affermare è che queste impronte smentiscono anche qui l´età di 300 milioni di anni.

2) Nell´estate 2003, H. Miller, aiutato da una équipe di 60 persone, esplora di nuov il letto del Paluxy e recidiva nelle scoperte “scomode”. Dal 30 giugno al 4 luglio, egli fa una scoperta molto importante portando alla luce nello stesso strato geologico 8 dinosauri e un´impronta di piede umano di taglia normale di 23,3 cm. Del legno proveniente dallo stesso sito è stato datato col C14 a 10.800 anni.


A mo´ di riepilogo

Fig. 8 Una pala motrice solleva il banco superiore che protegge le impronte (Foto Hugh Miller)

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Sarebbe certamente illusorio pensare che il mondo della paleontologia, come quello della preistoria, impregnati entrambi dalla teoria dell´evoluzionismo che resta il filtro principale e l´unica chiave di interpretazione delle scoperte paleontologiche e preistoriche, possano rimettere in causa le basi sulle quali essi hanno da molto tempo edificato le loro scienze. È più semplice sia negare la realtà dei fatti, sia eliminarli, ma la scienza non vi guadagnerà nulla.

Purtroppo, sono numerosi gli esempi che illustrano questa visione di una scienza[21] parziale.

I paleontologi sono liberi di avere delle convinzioni, ma è loro dovere di scienziati accettare di modificarle quando entrano in contraddizione con dei fatti scientificamente verificati, e di ricercare nuove basi di interpretazione. Sta qui la vera grandezza della scienza.

Ma la realtà è tutt´altra, essa maschera le lotte intestine per la corsa alla notorietà, i conflitti di interessi e le ideologie.

Le scoperte recenti di Hugh Miller disturbano e sconvolgono la quiete nella quale sonnecchiava la paleontologia. Esse sconvolgono “l´establishment” paleontologico che vuole preservare i suoi interessi. Così, sotto tale influenza, lo Stato del Texas vuol comprare le terre di questo sito. Lo Stato, divenuto così proprietario dei luoghi, potrebbe controllare totalmente gli scavi: essi sarebbero oggetto di tasse e di autorizzazioni selettive con dei diritti e forse anche uno sguardo sulle pubblicazioni e sugli scavi. Con questa manomissione, sarebbe la fine delle ricerche indipendenti. Si potrà continuare ad affermare tranquillamente che 100 milioni d´anni separano gli uomini dai dinosauri.

Dobbiamo aiutare Hugh Miller

Hugh Miller lancia un appello urgente. Egli deve raccogliere fondi per proseguire le sue ricerche sul sito fossilifero eccezionale del fiume Paluxy (Texas), prima che l´accesso gli sia impedito dalla realizzazione dei progetti dello Stato del Texas. La posta è importante.

La somma necessaria -circa 25/26.000 $- deve pervenirgli quanto prima.

Questo denaro è destinato a coprire i diritti di scavo (4.200 $, già saldati), le perforazioni, la raccolta e l´analisi degli ossi e dei legni fossili molto numerosi in questo sito. Quelli che lo aiuteranno riceveranno il rapporto finale. Egli ha intenzione di pubblicare il risultato di queste ricerche in giornali scientifici di alto livello e di fare dei documentari video.

Per quelli che non possono sostenere finanziariamente Hugh Miller, c´è sempre la possibilità di far conoscere i suoi lavori attraverso questo articolo o con ogni altro mezzo e diffondendo il suo appello. Chi vuol sostenere finanziariamente H. Miller deve indicare nome e indirizzo, telefono, e-mail, e inviare il contributo a:

Kolbe Center for the Study of Creatin

301 S. Main Str., Woodstock, VA 22664 (USA)

con la menzione: “Paluxy excavation“.

Hugh Miller chiede ancora ai donatori che gli comunichino il loro indirizzo completo al suo indirizzo e-mail: hugoc14@aol.com e lo contattino se desiderano avere un giustificativo fiscale.


[1] Pseudonimo di Marie Claire van Oosterwyck. Aggregata all´insegnamento superiore e insegnante universitaria. Tre articoli sotto questo pseudonimo sono stati pubblicati in “Nouvelles du Ceshe“: La préhistoire (1982); Le Déluge prouvé par la Géologie et la paléontologie (1983); A propos de la fiabilité des datations C14 (1984) ripreso nel libro di J.M. Clercq e D. Tassot, Le Linceul de Turin face au C14, ed. ŒIL, 1988; sottolineiamo che dei fatti analoghi a quelli osservati da H. Miller in America sono stati già descritti in Africa dal Dr. van Oosterwyck.
[2] I creazionisti considerano che il test della Bibbia contiene degli elementi scientifici interessanti e da ritenere, specialmente in ciò che concerne gli avvenimenti catastrofici legati al Diluvio. Essi respingono la teoria dell´evoluzione della specie.
[3] Il Cretaceo è una suddivisione del Secondario che va dai 135-140 M.a. ad almeno 65-70 M.a.
[4] B.P.: Before present, cioè prima dell´anno 1950, epoca della messa a punto del metodo da Libby.
[5] La tecnica AMS è quella che è stata utilizzata per datare la Sindone di Torino. Tre laboratori avevano partecipato a questa analisi, Oxford, Zurigo e Tucson, i quali hanno trovato delle date discordanti per uno stesso campione grande quanto tre francobolli postali, il che rende la deduzione dell´età medioevale impossibile. Questa età è dunque falsa (per maggiori dettagli vedere l´opera di M. Cl. van Oosterwyck-Gastuche: Le radiocarbone face au Linceul de Turin, F.X. de Guibert, 1999).
[6] Soprattutto dopo che ha dato alla Sindone di Torino la famosa età medievale.
[7] Per più dettagli, vedere gli articoli scritti da M. Cl. van Oosterwyck-Gastuche apparsi sul CEP n° 1, 2, 3, 20 (2002), K. Scripko: Erreur de la datation K/Ar due à l´enrichissement des roches volcanique en composant volatils, e E. Kolesnikov: Les limites d´application de la méthode K/Ar pour la datation des roches volcaniques jeunes.
[8] La questione dell´apparizione della vita sulla terra è cruciale per i nostri ricercatori. In effetti, benchè riuniscano tutti gli elementi essenziali alla vita nelle loro provette, essi non sono mai riusciti a “creare la vita”. Così considerano che la vita sarebbe forse stata portata “da altrove”, da una meteorite per esempio. È nello scopo di sapere se la vita avrebbe potuto esistere altrove nel sistema solare, grazie alla presenza di acqua, che delle sonde e dei robots, del tipo “Mars explorer” sono state inviate sul pianeta Marte, o ultimamente la sonda europea “Rosetta” che arriverà su una cometa nel 2014… Lo scopo è di verificare se dei meteoriti avrebbero potuto apportare degli elementi primitivi di vita cadendo sulla terra, che avrebbero potuto preludere alle prime forme di vita terrestre…
[9] I metodi attuali di datazione sono il C14, l´U/Th e il K/Ar. Essi non permettono una datazione diretta degli strati fossiliferi del Secondario.
– il C14 può datare ciò che contiene del carbone: ossa, legno, conchiglie, lava recente, a condizione che la loro età non sia superiore a 30-40.000 anni, giacchè al di là, la presenza di C14 è così debole che la datazione non possiede più alcun valore. Il C14 non può datare la silice, la sabbia, il quarzo, etc.
– U/Th: è utilizzato per datare le lave.
– K/Ar: anche lui può datare le lave. È da notare che sono state provate delle intercomparazioni di datazione delle stesse lave, per esempio, con l´aiuto dei tre metodi. I risultati sono sorprendenti: vi sono delle discordanze tali che le datazioni ottenute non sono sfruttabili.
[10] Per comparazione, immaginate di lasciare delle tracce di passi in della sabbia o del fango che si indurirà per varie circostanze. L´età delle vostre tracce che si potrebbe ritrovare dopo alcuni secoli non sarà tuttavia quella del deposito della sabbia.
[11] Whitcomb J.C. and Morris H. M. (1980): The Genesis Flood, The Presbyterian and reformed Publ. Cy, 518 pp.
[12] Woodward SR et al. Science 266, 1229. (1994).
[13] Vedere anche in Le Cep n° 6 (1999), P- Fl. Hautvilliers, L´analyse génétique de l´Homme de Neandertal ou la cure de jouvence.
[14] van Oosterwyck-Gastuche M. Cl. 1994: Une découverte russe: les dinosaures ont vécu à l´époque actuelle, Science & Foi n° 31, pag. 17-18.
[15] van Oosterwyck-Gastuche M. Cl. 1994 – B. Cooper: Les dinosaures dans les chroniques anglo-saxonnes. Science & Foi n° 31, pag. 14-16, e W. J. Gibbons, A la recherche du dinosaure du Congo, Le Cep n° 22 (2003).
[16] Misure effettuate da Charles Hapgood, professore di storia e antropologia all´Università del New Hampshire (USA).
[17] Sono stati rappresentati in particolare: il tracodonte a zampe palmate, il gorgosauro, il monoclinius cornuto, l´ornitoleste, il tirannosauro, il triceratopo, lo stegosauro, il diplodocus, il podokosauro, lo struthiominus, il plesiosauro, il leviatano, il maiasauro, il ramporinckus, l´iguanodonte di Bernisar, il branchiosauro, il pteranodonte, il dimetrodonte, l´ichtjornis, il rinocefalo, etc.
[18] Cfr, Le Cep n° 27 e n° 28.
[19] Certo si evita di fare i confronti tra queste diverse tracce per non mostrare l´evidenza di una certa contemporaneità tra il dinosauro e il gregge.
[20] Secondo il nome del loro scopritore, Jake Jacob.
[21] È il caso dei siti di Regourdou o di Glozel, già evocati negli articoli di P. Fl. Hautvilliers in Le Cep n° 4 (1998), n° 8 (1999) e n° 13 (2000).

Pagina pubblicata il 09-07-2004

http://digilander.libero.it/bibbiaescienza/sito_archeologico.htm

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