Scripta manent, Kindle volant

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“Quando un libro diventa elettronico e viene letto su un hardware come Kindle et similia, può diventare un agente intelligente che potrebbe dire (o dice? e a chi?) quali libri abbiamo comprato, quante pagine leggiamo all’ora, quali sono le frasi su cui ci soffermiamo, che cosa abbiamo cercato nel testo, quale pagina ci ha “colpito di più”, eccetera. Ma potrebbe fare ancora di peggio come è successo negli Stati Uniti in questi giorni”
di M. Vanilli

Il fatto sarebbe rientrato nell’ordinaria distrazione di massa se non si fosse trattato del cercar corda a casa dell’impiccato o del rubare a casa del ladro.

Amazon.com, il più grande supermercato di libri e “opere dell’ingegno”, un colosso della “new economy” che ha utili per oltre mezzo miliardo di euro all’anno, nell’ottica capitalistica di “massimizzare il profitto” ha pensato bene di inventarsi Kindle, una tavoletta elettronica che dovrebbe soppiantare i libri “tradizionali” che attualmente la stessa Amazon vende on-line.

Kindle è un sottile schermo piatto simile ad un tablet pc che può contenere migliaia di libri elettronici
(e-book) scaricabili (e comprabili) direttamente da Amazon.

Per un “libraio-postal-market” vendere libri composti da impulsi elettrici invece che da pasta di cellulosa è un business immenso quanto per un ristoratore offrire i fumi delle portate in luogo delle pietanze.

Ma c’è anche un lato molto più sinistro che accompagna la storia dell’informatica dai suoi albori, il fatto che scripta manent e bit volant: in altre parole un libro stampato in caratteri elettronici si presta facilmente ad infinite possibili manipolazioni e controlli.

Per capirci, quando un libro diventa elettronico e viene letto su un hardware come Kindle et similia, può diventare un agente intelligente che potrebbe dire (o dice? e a chi?) quali libri abbiamo comprato, quante pagine leggiamo all’ora, quali sono le frasi su cui ci soffermiamo, che cosa abbiamo cercato nel testo, quale pagina ci ha “colpito di più”, eccetera. Ma potrebbe fare ancora di peggio come è successo negli Stati Uniti in questi giorni.

Amazon infatti, in una data imprecisata (la prima notizia è del 17 Luglio sul New York Times) fa quello che nessun cracker (l’hacker criminale) avrebbe mai pensato di fare: va a cancellare in remoto dai Kindle(s) degli utenti, ovviamente senza permesso, due libri regolarmente acquistati. Anzi li vaporizza.

La prima beffa è che, da e-ladro gentiluomo, ne riaccredita pure il costo, 99 cent a pezzo, come se nulla fosse mai accaduto. Esattamente come se uno comprasse un libro, lo portasse a casa, lo mettesse in biblioteca e nottetempo il libraio rubasse il libro e ne riaccreditasse il costo in banca.

La seconda beffa, che ne fa appunto il tipico caso del “cercar corda a casa dell’impiccato o del rubare a casa del ladro” è che i libri erano due capisaldi della letteratura mondiale e che stigmatizzavano proprio queste azioni contrarie alla giustizia e alla libertà personale: La Fattoria degli Animali, dove si mette in guardia da chi è “più uguale degli altri” e Nineteen Eighty Four (1984, in numero) che è stato per molti anni il libro più venduto al mondo dopo la Bibbia. L’autore dei due classici è George Orwell, quello da cui deriva l’aggettivo che descrive il comportamento di Amazon, orwelliano, appunto.

Sostituire la carta con le memorie elettroniche non solo è pericoloso, antieconomico, inquinante, miope, ma anche antistorico, antidemocratico e in linea con gli incubi della migliore fantascienza sociologica (Sheckley, Dick, Pohl, Kornbluth, etc.) e i sogni deliranti di qualsiasi dittatura.

Le dittature hanno sempre poi avuto un debole per i roghi di libri e Kindle, nomen omen, significa proprio “accendere”, “innescare” [kindle: 1. to cause a fire to start burning by lighting paper, wood etc.; da dictionary.cambridge.org]. Questo doveva far già avvertire puzza di bruciato, ma il rogo elettronico, proprio come la pecunia, non olet.

Eppure questo fatto di cronaca sconcertante, che avrebbe dovuto infiammare e preoccupare il mondo della politica, i garanti della privacy, le associazioni etiche e antitrust, giuristi, cittadini onesti, futurologi di mezzo mondo, ha invece prodotto solo un filo di fumo.

Restano nella cenere una manciata di riflessioni originali da parte della stampa americana (a partire dal New York Times che ha diffuso la notizia), e una valanga di spam-news (newspam in neolingua orwelliana) scritte come sempre senza collegare il cervello e copia-incollate dai soliti e-parassiti ed e-trogloditi.

Queste notizie-spam, create solamente per avere una pagina in più per incollarci la pubblicità (copiare e incollare è la litania dei nuovi furbetti della tastiera), fanno mucchio e rimarranno come “senso comune” della vicenda.

Se vi fate un giro su Google (che inizia proprio con la G di Grande Fratello) e leggete tutti gli articoli sulla vicenda e vi prendete poi la briga di fare una media ponderata, scoprirete che le notizie sono state prodotte caleidoscopicamente dal Ministero della Verità (Dipartimento della Finzione).

Capirete che questa palta di parole non avrà colto nemmeno lontanamente il paradosso Amazon-1984 e che i più precisi avranno liquidato (o vaporizzato?) il fatto di cronaca citando a wikimemoria “l’incubo del totalitarismo” del libro di Orwell.

Ciò è anche dovuto al fatto che 1984 è stato certamente per molti anni il libro più venduto al mondo dopo la Bibbia, ma parimenti è stato il meno letto (proprio come la Bibbia).

Anche un recente sondaggio della BBC inglese lo conferma: chi vi dice di aver letto 1984 probabilmente bara [“Da George Orwell alla Bibbia i classici che fingiamo d’ aver letto” Repubblica — 06 marzo 2009; pagina 45].

LINK ALL’ARTICOLO SU PALOMITO NEWS

LINK ALL’ARTICOLO SUL NEW YORK TIMES

LINK ALL’ARTICOLO SULLA REPUBBLICA

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