Il PIL che cambia

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Il Pil non interessa più a nessuno!
14/09/2009 – Gabriele Bindi

Bruxelles annuncia un rinnovo dei parametri per il calcolo della ricchezza. È indispensabile un indice ambientale. Nel conteggio verranno incluse le emissioni di gas serra, il deterioramento del paesaggio naturale, l’inquinamento atmosferico, l’utilizzo dell’acqua e la produzione di rifiuti.
Il Prodotto Interno Lordo è un parametro vecchio e inadeguato per misurare la ricchezza e lo sviluppo di un Paese. Non è solo l’idea ecologista della decrescita felice, ma l’opinione maturata in seno alla Comunità Europea.
L’Italia a questo riguardo offre un esempio concreto. Per ricchezza pro capite siamo al dodicesimo posto nell’Unione Europea, ma scendiamo al quindicesimo se, oltre al Pil, si considera il verde e la percezione della felicità.
L’esempio italiano, tra gli altri, serve alla Commissione Ue per affermare che il prodotto interno loro non basta più a misurare il progresso di un mondo in cambiamento, dove l’elemento ecologico conta quasi quanto quello economico, ma non è tenuto in conto dagli indicatori sul benessere e la ricchezza pro capite.

Bruxelles ha annunciato di volere migliorare l’indicatore Pil, includendo anche un indice ambientale che consentirà di valutare il progresso compiuto nei principali settori della politica e della tutela ambientali. L’indice includerà aspetti quali le emissioni di gas serra, il deterioramento del paesaggio naturale, l’inquinamento atmosferico, l’utilizzo dell’acqua e la produzione di rifiuti. Una versione pilota del nuovo indice verde sarà pronto nel 2010.
Il commissario all’ambiente Stavros Dimas ha portato un esempio: “se in un paese, si tagliano le foreste per vendere legno, quell’anno si registrerà un aumento del Pil, ma l’indicatore non dirà nulla sul danno a lungo termine causato dalla distruzione del verde”. Un altro esempio della limitatezza del Pil nel leggere la società, arriva dalla Louisiana dove, dopo l’uragano Katrina, l’indicatore segnalava una tendenza all’insù perché anziché i lutti e le distruzioni si limitava a calcolare l’impatto degli 80 miliardi di aiuti pubblici per la ricostruzione. ” Per far fronte alle sfide del XXI secolo abbiamo bisogno di politiche più integrate e più trasparenti”, ha detto Dimas.
“E per poter elaborare queste politiche abbiamo bisogno di valutare meglio dove siamo, dove vogliamo andare e come possiamo arrivarci. Per cambiare il mondo, dobbiamo cambiare la nostra maniera di concepirlo e per questo bisogna andare oltre il Pil”. Il Pil – ha spiegato infatti il commissario – non è stato concepito per essere uno strumento di misura del benessere e in quanto tale non tiene conto di talune questioni di importanza vitale per la qualità della nostra vita, quali un ambiente sano, la coesione sociale o la misura della felicità individuale.

Fonte: Ansa / La Nuova Ecologia
Segnalazione : Altrogiornale.org

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