I bonds sequestrati a Chiasso, la crisi e lo spettro M3

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Sollecitato dal qualche affezionato (?) lettore mi trovo a fare il punto sui bonds sequestrati questa estate alle frontiere Italiane, per un valore di centinaia di miliardi di dollari.
Ben noto, ne abbiamo parlato diffusamente anche noi, è il sequestro di “Bond” americani per ben 134 miliardi di dollari avvenuto alla frontiera di Chiasso ormai ben 3 mesi fa.  Molto meno noto è un sequestro avvenuto invece a Milano Malpensa alcune settimane fa, a carico di due filippini diretti in Svizzera.
In questo caso si trattava addirittura di 180 miliardi di dollari.
Questa volta le fiamme gialle hanno arrestato in flagranza di reato i due filippini ed hanno invitato gli esperti americani dell’US. Secret Service a dare una occhiata ai titoli. Invito accolto e titoli riconosciuti falsi, per una serie di motivi.
Pare che servissero, pensate un poco, ad organizzare una stangata al fine di raccogliere fondi per una chiesa..
Come si suol dire? Le Vie del Signore sono infinite.
Sui titoli sequestrati a Chiasso, invece, per quanto possa sembrare strano, non c’e’ ancora nessuna conferma o smentita ufficiale della loro autenticità.
Questo dopo numerosi solleciti, due interrogazioni parlamentari (generate anche dai nostri post) e un fitto scambio di documentazione, in un arco di quasi tre mesi.

OneBillionDollarKennedyBond

Proprio il confronto con i tempi di accertamento nel caso del sequestro di Malpensa deve portarci a ritenere che questi titoli POTREBBERO anche risultare originali, questa essendo una eventualità ovviamente PER NIENTE gradita dal Governo Americano.
In primo luogo perchè poco meno di 50 miliardi di dollari verrebbero confiscati dal governo italiano.
In secondo luogo perchè diverrebbe impossibile nascondere ancora quello che è un segreto di pulcinella, lo spettro che si aggira per le cancellerie e le dirigenze degli organismi finanziari di tutto il mondo: è in atto una massiccia quanto sotterranea fuga dal dollaro, che richiede mesi, se non anni di tempo per essere effettuata senza sconquassi e che porterà ad un rovinoso collasso del valore del biglietto verde, quando diventerà evidente che la bilancia dei pagamenti USA è completamente e definitivamente sballata, con i risparmiatori cinesi stufi di rischiare i loro sudati risparmi in pezzi di carta verdolini.
Le cose stanno così e starebbero così anche se i bonds fossero falsi.
In questo caso sarebbe interessante conoscere le motivazioni che hanno portato a liberare i due portaborse giapponesi tre mesi fa, una risposta che potrebbe dare solo il Ministro Tremonti, visto che la legge avrebbe imposto, nel dubbio sulla autenticità dei bonds, il fermo dei due asiatici. Ovviamente, se davvero si è fatta valere la superiore ragion di Stato, per liberare, d’ufficio, i due corrieri, sarebbe interessante conoscere quale è stata, questa ragione di Stato.
La verità è che si cerca di far dimenticare la cosa, sperando che le acque si calmino e che si possa buttare questi maledetti bonds in fondo ad un cassetto e dimenticarceli, a dispetto di cassintegrati, precari e scudi fiscali vari.
O magari si potrebbe restiturli al Governo Americano, per una accuratissima indagine di cui a questo punto potremmo conoscere l’esito in antipo con una certa qual ragionevole certezza.
Cosa ci dice, in conclusione questa vicenda, al di la di ogni ragionevole dubbio, al di la della autenticità o meno dei bonds?
1) Che si stanno attivamente riversando in Svizzera ENORMI capitali in dollari espressi come titoli al portatore, a livelli e per importi mai raggiunti prima ( altrimenti questi sequestri costituirebbero una regola e non un unicum).
2) Che “bond” di queste dimensioni ENORMI del valore di 500 milioni o un miliardo di dollari ciascuno esistono davvero, dal momento che, ovviamente, se NON esistessero nessuno si prenderebbe la briga di farne così dettagliati, filigranati e certificati, esattamente come nessuno si prenderebbe mai la briga di realizzare una perfetta banconota da 300 euro.
3) Che, per lo stesso motivo, chi li deteneva, ragionevolmente Istituti di Credito di primaria importanza o addirittura Banche Nazionali, sta cercando di liberarsene in fretta ed in silenzio, cosi come in un complice silenzio li deteneva, visto non se ne conosceva nemmeno l’esistenza prima di questa vicenda.
4) Che questo è ben a conoscenza della Federal Reserve, come del Governo Americano, insieme alla consapevolezza che la massa monetaria in dollari è in rapido e silenzioso aumento, le due cose costituendo, insieme al progressivo collasso del castello di debiti costruito nell’ultimo decennio per tenere su il sogno americano, una tempesta perfetta in grado di mettere in gioco non tanto il ruolo internazionale ma addirittura la stessa sopravvivenza degli USA.
Non ci credete?
Beh, tanto per farvi drizzare le orecchie vi porto a conoscenza di un paio di curiose coincidenze che mi sono saltate agli occhi proprio scrivendo questo post.
L’US Secret Service. Confessate: ne avevate mai sentito parlare?
Io no.
Avevo sentito parlare della CIA, dell’FBI, della NSA….
L’US Secret Service è in realtà il più antico in assoluto ed è stato fondato addirittura nel 1865, da McKinley, il successore del povero Lincoln, con il compito espresso di combattere i falsari.
Perchè dovesse essere segreto non è dato sapere, anche se immagino che durante la guerra di Secessione le sedi della Federal Reserve rimaste negli Stati Confederati si dessero da fare per produrre tanti dollari più veri del vero e che qualcuno possa averci preso gusto ed aver continuato anche in seguito.
In ogni caso l’US Secret Service è rimasto, come è logico, sotto la dipendenza del Ministero del Tesoro Americano.
Fino al 2003.
per poi passare alle dipendenze del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.
Curioso, eh?
Un’altra curiosità è che, un paio di anni dopo, nel 2006,  la Federal Reserve, in modo altamente sospetto, abbia cessato di fornire dati sul misterioso parametro M3, ovvero, come spiega estesamente questo ottimo post di Iceberg finanza, sulla massa circolante dei dollari, così aprendo la strada ad una crescita incontrollata ( in senso stretto) della medesima, con i risultati che vediamo.
Il fantasma che si aggira nelle felpatissime cancellerie e nei disturbatissimi sogni dei governatori ha quindi un nome, sia pure poco attraente.
Si chiama M3.
E si traduce con una vigliaccata, ovvero con l’illusione che ci sia una ripresa.
Una illusione che pagheremo duramente.

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Permalink: http://wp.me/plKDA-j7

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