Dove corre il Dollaro USA?

Il mio vicino americano, Mr.Jones, di solito è  ottimista. Sabato sera, Mr.Jones, mi ha avvertito che, in base all’idea che si è fatto, nel giro di sei mesi il dollaro crollerà. Non so se Mr.Jones abbia ragione. Spero che la sua visione del futuro sia falsata da qualche notizia infondata come tante  che ogni giorno vengono divulgate. So però che non solo Mr.Jones parla del dollaro USA in maniera negativa. Gli articoli che seguono ne sono una testimonianza. Prima di chiedere a Mr.Jones il caffè che ci siamo giocati  devo attendere fino al 3 aprile 2010. Per il momento me ne vado a bere uno a mie spese🙂

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Barile: non più in dollari?
di Debora Billi

La notizia è stata segnalata dai competentissimi lettori. Non ne avrei neppure scritto, prendendola come uno dei tanti “al lupo, al lupo!” complottisti che nel corso degli anni abbiamo visto minacciare mille volte e mai realizzarsi. Sì, perché proprio di complotto si tratta: ma stavolta a riferirne è l’Independent e il giornalista nientemeno che Robert Fisk, quindi bisogna prenderlo sul serio per forza.

Dice Fisk: Gli Stati Arabi stanno inaugurando mosse segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare il dollaro come moneta di riferimento per il petrolio.(…) Incontri segreti sono stati già tenuti con i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali di Russia, Cina, Giappone e Brasile per lavorare su uno schema secondo cui il petrolio non sarà più prezzato in dollari.

Le fonti sono quelle bancarie degli Stati coinvolti, dice Fisk. Niente a che vedere, a quanto sembra, con le solite voci delle Borse iraniane o i proclami di Chavez: stavolta si fa sul serio. E le ripetute insinuazioni da parte di Pietro Cambi su Crisis (ovvero che tutti scappino dal dollaro), che persino a me coblogger sembravano un tantino azzardate, cominciano a sapere proprio di verità. Cassandre.

Sempre secondo l’articolo, ci si muoverà verso un paniere di valute che includerà anche l’oro. Questo forse spiega il vertiginoso aumento di prezzo degli ultimi mesi, e anche che probabilmente assisteremo ad una miracolosa conversione all’euro della Gran Bretagna. La transizione dal dollaro è pianificata in nove anni, entro il 2018, e fonti cinesi confidano nell’impegno dell’Amministrazione americana con la crisi economica per garantirsi la tranquillità dell’impresa.

Non è facile immaginare le conseguenze di tutto ciò, talmente appaiono enormi e di portata epocale. Ad esempio, è possibile che il prezzo del petrolio per gli USA aumenti in modo vertiginoso. E’ probabile poi che gli stati produttori, non più inondati a forza di dollari, smettano (finalmente, dal loro punto di vista) di comprare asset finanziari americani e rivolgano altrove gli investimenti dei proventi petroliferi. La Cina probabilmente li aspetta a braccia aperte, e infatti si percepisce benissimo come la Repubblica Popolare sia in prima fila nell’operazione.

Non c’è da stupirsi che il Dalai Lama resti in anticamera.

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Sta per arrivare la morte del dollaro
Martedì, 06 ottobre 2009

DI ROBERT FISK
independent.co.uk

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari.
Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.
Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.
Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.

Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo.

Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente.

La Cina importa il 60% del petrolio che consuma, per lo piu’ dal Medio Oriente e dalla Russia. I cinesi hanno concessioni petrolifere in Iraq – bloccate fino a quest’anno dagli Stati Uniti – e dal 2008 hanno un accordo da 8 miliardi di dollari con l’Iran per lo sviluppo delle capacita’ di raffinazione e delle risorse di gas. La Cina ha contratti petroliferi in Sudan (dove ha sostituito gli Stati Uniti) e da tempo sta negoziando concessioni petrolifere in Libia dove tradizionalmente questo genere di accordi e’ del tipo joint venture.
Inoltre le esportazioni cinesi verso la regione ammontano ora a non meno del 10% delle importazioni di tutti i Paesi del Medio Oriente e includono una vasta gamma di prodotti che vanno dalle automobili agli armamenti, ai generi alimentari, al vestiario e persino alle bambole. Riconoscendo esplicitamente il crescente peso finanziario della Cina, il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha chiesto l’altro ieri a Pechino di consentire alla yuan di apprezzarsi sul dollaro e, di conseguenza, di diminuire la dipendenza della Cina dalla politica monetaria americana contribuendo cosi’ a riequilibrare l’economia mondiale e ad alleggerire la pressione al rialzo sull’euro.

Dagli accordi di Bretton Woods – gli accordi conclusi dopo la seconda guerra mondiale che ci hanno tramandato l’architettura del moderno sistema finanziario internazionale – i partner commerciali degli Stati Uniti hanno dovuto affrontare le conseguenze della posizione di controllo di Washington e, negli anni piu’ recenti, dell’egemonia del dollaro in quanto principale valuta di riserva.

I cinesi credono, ad esempio, che siano stati gli americani a convincere la Gran Bretagna a non entrare nell’euro per impedire una fuga dal dollaro. Ma secondo le fonti bancarie cinesi i colloqui sono andati troppo avanti per poter essere bloccati. “Non e’ da escludere che nel paniere delle monete entri anche il rublo”, ha detto un importante broker di Hong Kong all’Indipendent. “La Gran Bretagna e’ presa in mezzo e finira’ per entrare nell’euro. Non ha scelta in quanto non potra’ piu’ usare il dollaro americano”.
Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.

Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.

“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.

Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.

Versione originale:
Robert Fisk
Fonte: http://www.independent.co.uk
Link: http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html
6.10.2009

Versione italiana:
Fonte: http://www.unita.it/
Link: http://www.unita.it/news/il_documento/89415/sta_per_arrivare_la_morte…
6.10.2009

Traduzione a cura di Carlo Antonio Biscotto

LINK

http://wp.me/plKDA-kB

One Response to Dove corre il Dollaro USA?

  1. Yuri Leveratto scrive:

    Ho dei forti dubbi che il dollaro possa essere soppiantato a breve da un altra valuta. Quale? I Brics si sono riuniti certo, e hanno posto la prima pietra della loro banca, a Shangai. Ma che valuta presteranno? Ce la vedi la Cina che presta Yuan Renmimbi all’Argentina? O rubli all’Ecuador? E chi le vorrà queste valute se poi non sono accettate internazionalmente?
    Altro punto a favore degli Usa: con il petrolio di scisto stanno tornando a produrre quantità enormi di greggio, (si parla di 3 milioni di barili solo in North Dakota). Questo causa che il prezzo del petrolio stia già scendendo e stia già causando problemi per esemio al Venezuela, che produce solo petrolio. Tutto ciò non farà che rafforzare gli Usa sulla scena mondiale almeno per i prossimi 2-3 anni.

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