Non è poi così caldo… forse

consumatori-coop_logoUn pianeta da difendere
di Mario Tozzi
primo ricercatore Cnr-Igag e conduttore televisivo

Questo caldo che proprio non demorde

mario tozziDopo un inverno e una primavera così piovose, in molti si aspettavano che i problemi connessi al grande caldo fossero ormai in via di risoluzione. Li ricordiamo bene, gli scettici del cambiamento climatico che se ne andavano in giro per televisioni, radio e giornali a strigliare gli esperti del clima, i quali si ostinavano a mettere in guardia sul fatto che la temperatura media dell’atmosfera comunque era in crescita. E ricordiamo bene anche lo spazio che veniva loro inopportunamente concesso, solo perché fa molto più notizia lo scettico che va contro il pensiero e i dati dell’intera comunità scientifica, che non il climatologo con le sue diligenti tabelline delle temperature.
Purtroppo sul cambiamento climatico si è scelto di accreditare la visione di due schiere di scienziati contrapposti, ciascuna con le sue buone ragioni, che si fronteggiano. Non è così: la stragrande maggioranza degli scienziati è d’accordo sul fatto che il cambiamento climatico esiste, sarà addirittura più veloce e più forte del previsto e che la colpa è della specie umana, incapace di vivere armonicamente con il resto del creato. Ma noi temiamo così tanto di cambiare abitudini che siamo pronti ad aggrapparci a qualche pioggia invernale e a qualche nevicata per farci coraggio e dire andiamo avanti così.

Ed ecco che arrivano i primi dati estivi a smentirci: questa del 2009 è stata la quarta estate più calda degli ultimi due secoli. Le coperture nevose, che quest’inverno ci avevano fatto sperare in un recupero dei ghiacciai, si sono liquefatte in poche settimane e siamo addirittura a un livello di ghiaccio inferiore a quello degli anni scorsi. I ghiacciai alpini in particolare arretrano tutti e al polo nord il riscaldamento è due volte più veloce che altrove. Siccome l’Artico è uno dei grandi regolatori climatici della Terra, questo dato peggiorerà il riscaldamento climatico in atto, con conseguenze drammatiche: il 25% della popolazione mondiale si troverà a soffrire siccità e a limitare le attività agricole.

Servirebbero 110 miliardi di euro all’anno (dal 2013 al 2017) di fondi pubblici mondiali, e a fornirli dovrebbero essere i paesi ricchi, mentre nella prossima conferenza sul clima di Copenaghen si rischia di stare ancora a discutere su quanto debbono fare i paesi poveri. Anche per colpa dell’enfasi posta dai media su un eventuale rallentamento del cambiamento climatico, i governi del mondo non trovano ancora la via per costringere le attività produttive nel solo alveo possibile, quello dell’efficienza e del risparmio, ma balbettano schiavi di un concetto di sviluppo che va ormai decisamente abbandonato. I fatti ci dicono, però, che neanche precipitazioni eccezionali possono ormai ricaricare le riserve profonde di acqua e mitigare il cambiamento climatico. Non è poi così calda, commentava la rana un secondo prima di bollire nell’acqua della pentola in cui era stata calata.

Mario Tozzi

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