La civiltà Paracas e i crani deformi

Lo scopo dei miei viaggi è venire a contatto con culture autoctone, studiarne la loro cultura e il loro modo di vita. Sono appassionato di Storia e cerco di trovare nel passato degli spunti che mi facciano comprendere il presente e le relazioni tra gli esseri umani (Y.L.).

La proto-scrittura e la deformazione cranica della civiltà Paracas
di Yuri Leveratto (2009)

 Il nome Paracas deriva dal quechua para (pioggia) e acco (sabbia), ovvero pioggia di sabbia. L’area dove sorse quest’importante cultura peruviana, è infatti un enorme deserto situato nel sud di Lima, dove probabilmente nel passato ci furono frequenti tempeste di sabbia. Fu proprio l’eccezionale aridità del clima che permise la conservazione di un immenso tesoro archeologico il cui studio ci ha portato a ricostruire la vita di quest’antico popolo. Nella zona del Cerro Colorado sono stati trovati i cimiteri conosciuti con il nome di Cavernas e Necropolis. Ma a quando risale questa cultura? L’archeologo francese Federico Engels ha trovato dei resti d’alcuni vegetali coltivati (pomidoro e mandioca), che sono stati datati, con il metodo del carbonio 14, ben 7000 anni prima di Cristo. L’agricoltura Paracas sembra essere pertanto una delle più antiche d’America. Fu però intorno al 3000 a.C. che alcuni agricoltori e pescatori si stabilirono vicino alla penisola di Paracas, dando inizio ad una delle più stupefacenti culture peruviane, che si distinse per i suoi stupefacenti tessuti e per l’enigmatica pratica della deformazione cranica.


Fu nel 1927 che il più grande archeologo peruviano, Julio C. Tello, scoprì alcune tombe situate nel Cerro Colorado e cominciò a studiarle da un punto di vista scientifico. Questi sepolcri erano assolutamente invisibili in quanto nascosti da uno strato di terra e sabbia di circa 5 metri. Per accedervi bisogna introdursi in uno stretto tubo di circa 3 metri, che porta alla camera funeraria, di spesso ovale, alta 1,2 metri, con un diametro di circa 4 metri. Il numero di salme che sono state trovate all’interno varia molto: di solito sono 4 o 5 (i membri appartenenti alla famiglia), ma a volte ne sono state trovate decine (appartenenti al clan). La maggioranza delle mummie è sistemata in posizione fetale e ha il cranio deformato (inoltre la metà dei crani presenta segni di chirurgia cerebrale, ossia è stata trapanata per motivi ignoti). Nelle tombe si trovano spesso varie offerte, come per esempio collane di spondilus, strumenti per arare, per pescare, cacciare, piccole statuine, borse di cotone che contengono polveri utilizzate per truccarsi, piatti di ceramica e resti di cereali (mais) o tuberi (mandioca).
Secondo l’archeologa Anne Roosvelt la ceramica si originò inizialmente in Amazzonia, circa 6000 anni prima di Cristo. Fu introdotta in Perù attraverso Chavin de Huantar e in seguito si diffuse nello spazio andino la coltura dei cereali, l’arte tessile e l’utilizzo dei cani addomesticati. Intorno al 1000 a.C. l’iconografia dominante nell’arte di Paracas, sia plastica che pittorica, era l’essere mitico che ha le caratteristiche di uccello-serpente-felino, tipico della tradizione di Chavin de Huantar. Solo a partire dal 500 a.C. i simboli chavinoidi sono stati sostituiti da alcune metafore di animali locali, come volpi, balene e falchi che significano molto per gli abitanti della costa e del deserto, sia dal punto di vista dei cicli naturali agricoli che da quello dei cambi stagionali.
Una delle caratteristiche più peculiari della cultura Paracas fu l’eccellenza nell’arte tessile. In realtà il telaio fu utilizzato già a partire da Chavin de Huantar (mentre a Caral era sconosciuto), dove si utilizzavano già tecniche avanzate per l’intreccio delle fibre e per la loro decorazione. Come e quando si effettuò il contatto tra le due culture? Chavin in realtà non fu mai la sede di una popolazione densa, ma fu un luogo cerimoniale, un po’ come l’oracolo di Delfi, in Grecia.

Probabilmente furono proprio alcuni uomini di cultura Paracas che, durante i loro pellegrinaggi a Chavin assimilarono importanti conoscenze sull’arte tessile per poi introdurle nella loro terra.
In alcune tombe di Cavernas sono stati trovati eccelsi panni di cotone che risalgono all’800 a.C., con dei colori vivaci in perfetto stato di conservazione. Ciò comprova che le tecniche di tintura avevano raggiunto l’eccellenza e si basavano su sostanze vegetali, minerali e anche animali.
Questi tessuti possono avere fino a 200 fili per centimetro quadrato. Alcuni specialisti hanno dimostrato che furono usate fino a 190 tipi di tinte diverse e in certe occasioni furono aggiunti fili d’oro, d’argento, capelli umani e peli di pipistrello. I disegni che si possono identificare sono matematicamente perfetti e presentano un’iconografia simile a quelli che si trovano nelle ceramiche della cultura Nasca. Secondo l’archeologo Jorge Quelle, queste rappresentazioni grafiche formano un insieme magico-religioso che può essere considerato una proto-scrittura simbolica e pertanto assumono un significato molto importante, paragonabile a i geroglifici egizi o ai manoscritti maya.
Secondo J.C. Tello, un particolare tessuto decorato con 21 differenti immagini, non era altro che un calendario lunare. Anche la ricercatrice Victoria de la Jara, sostiene che la proto-scrittura Paracas sia la più antica d’America. A mio parere si può considerare una forma di comunicazione simbolica, che però assunse anche un significato magico ed esoterico, legando il mondo dell’oggi, cioè la realtà del tempo, con l’inframondo (serpente), e con il cielo (o mondo del futuro, il cui simbolo è l’uccello, vicino al Sole). Secondo Victoria de la Jara, il cambio di posizione di alcuni simboli in differenti tessuti, chiamati Unku, potrebbe rappresentare un calendario basato sul calcolo del tempo necessario per la crescita di alcune piante importanti (mais, patate o mandioca).
L’analisi accurata di alcuni di questi tessuti ha permesso d’individuare fino a 400 differenti simboli, che si possono dividere in tre categorie: i pronostici o le profezie, le osservazioni astronomiche e alcuni simboli complicati, per ora indecifrabili. Questo sistema simbolico-ideografico sembra che facesse uso di alcune formule matematiche utilizzate per il calcolo dei solstizi ed equinozi, il tutto per formare una specie di religione esoterica utilizzata per fino agricoli, ossia per propiziare la fertilità dei campi e quindi dell’intera società.
J.C. Tello trovò, nel cimitero di Necropolis, alcune sale rettangolari, sommerse dalla sabbia. In totale furono recuperate ben 429 mummie i cui abiti si trovavano quasi in perfetto stato di conservazione. Anche qui le datazioni con il carbonio 14 hanno confermato l’antichità del 800 a.C. per questo stupefacente ritrovamento. Stranamente queste mummie erano tutte di uomini in età avanzata, vestiti con abiti sontuosi, adornati con collane di pietre preziose e spondilus, e tutte avevano il cranio deformato coperto con uno strano turbante, chiamato llauto. Nelle vicinanze delle mummie, vi erano le offerte agli Dei: oro, alcuni tessuti di superba qualità chiamati Unku, Esclavina o Uncucha e alcuni oggetti in ceramica, con forme eleganti e gracili, in genere monocromatici e poco decorati.
Durante le ricerche in situ, J.C. Tello trovò una gran quantità di crani deformati e trapanati.
In effetti in molte culture del mondo antico per esempio in Egitto, Cina e Giappone, si usava deformare il cranio dei bambini che appartenevano a caste alte, sia per motivi religiosi che di differenziazione sociale. In America questa strana usanza era adottata in molte culture: ad esempio dai popoli di lingua Caribe e dai Guane della Colombia, dai Nasca del Perù e dagli Omagua incontrati da Francisco de Orellana nel suo mitico viaggio amazzonico. La cosa strana e ancora inspiegabile è il perché questa pratica non naturale si sia sviluppata contemporaneamente in zone della Terra così distanti tra loro, che non erano interconnesse.
La deformazione cranica, che di solito causava l’allungamento della testa verso l’alto o verso l’indietro, si poteva ottenere con varie tecniche: la più usata era la frontale-occipitale, secondo la quale il cranio del bambino veniva compresso applicando dei cunei di legno compressi da stette bende sia nella fronte che nelle tempie.
Alcuni ricercatori hanno suggerito che la deformazione cranica si effettuasse non solo per differenziare un gruppo di bambini destinati a diventare sacerdoti, ma anche per richiamare alla memoria alcuni personaggi mitici con le stesse caratteristiche craniche, che in un remoto passato furono importanti in determinate situazioni. Il ricercatore Pedro Weiss constatò che il 45% dei crani rinvenuti nel sito di Cavernas fu sottoposto a trapanazione cranica. Questo è un enigma che si somma ad un mistero. Per quale motivo si trapanarono crani deformati di defunti?
Probabilmente fu per motivi rituali e mistici che per ora ignoriamo, ma la cosa strana è che venivano trapanati anche i crani di persone in vita, e questo si deduce dalle grandi cicatrici facilmente visibili. Tello trovò anche una specie di borsa per attrezzi chirurgici, dove vi erano frese di ossidiana, scalpelli di osso, lame d’oro, argento e rame per tagliare e altri piccoli oggetti. Secondo alcuni chirurghi la deformazione cranica nei soggetti vivi aveva principalmente scopi curativi (estirpazione di tumori o ematomi). Non sono da scartare però anche altri motivi: secondo alcuni ricercatori si effettuava per risvegliare nel soggetto facoltà parapsicologiche e profetiche, o per far risaltare particolari qualità caratteriali e mentali.
La cultura Paracas andò lentamente declinando intorno al 100 d.C.
Non sono state incontrate sepolture che indichino epidemie o guerre, pertanto il reale motivo della scomparsa di questa civiltà è tutt’ora ignoto. Fu una terribile Paraca (tempesta di sabbia), che distrusse e cancellò le fiorenti città costiere? A mio parere è possibile che gli abitanti della zona si spostarono lentamente verso Nasca, probabilmente zona più umida durante quel tempo, dando inizio ad un’altra cultura che assorbì molte caratteristiche di Paracas e successivamente sviluppò alcune particolarità proprie.

YURI LEVERATTO
Copyrights 2009

Il sito di Yuri Leveratto comprende una notevole quantità di studi ed informazioni sulle antiche civiltà del sud-America compresi misteri ancora da decifrare. Molto interessante e consigliato.

Museo Maya di Merida, Yucatan, Messico
Lloyd Pye e il suo Starchild

http://wp.me/plKDA-wv

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