Messico: il petrolio è finito, andate in pace

Cantarell, Mexico’s economy and interdependence

by Duncan Wood
Ufficio del presidente William E. Simon
(CSIS-Center for Strategic & International Studies)

30 novembre 2009

Foto: Flickr Crashworks, utilizzati sotto licenza Creative Commons

Martedì scorso 17 novembre l’Autorità per l’Energia del Messico ha annunciato che la produzione dal giacimento di petrolio Cantarell era in declino a un ritmo ancora più veloce di quanto si era previsto all’inizio di quest’anno. Annunciando una situazione di “emergenza” in campo petrolifero il sottosegretario per gli idrocarburi alla “Secretaria de Energia” (Sener) ha spiegato che il calo della produzione a Cantarell è stato di impatto negativo non solo per il PEMEX (Petróleos Mexicanos, organism parastatale incaricato dell’estrazione e la lavorazione del petrolio e del gas) e le finanze pubbliche ma anche per l’economia messicana in generale. Con una produzione che punta al basso, 2,2 milioni di barili di petrolio al giorno (bpd) nel 2005 siamo arrivati a soli 550 mila barili al giorno alla fine del 2009, e con produzione prevista in discesa a soli 255 mila barili al giorno entro il 2017, le conseguenze per l’economia messicana sono gravi. Ai prezzi attuali del petrolio le perdite per l’economia sono equivalenti a oltre 272 miliardi di pesos all’anno, pari al 2% del PIL.

La storia di come il Messico ha raggiunto questo punto di crisi è ormai ben noto. Mancanza di investimenti, il compiacimento e la cattiva gestione del settore, combinato con un rifiuto da parte della classe politica ad abbracciare la prospettiva di investimenti privati o stranieri dentro il PEMEX che ha fatto sì che il paese non è riuscito a sviluppare altri giacimenti di petrolio in grado di raggiungere la stragrande maggioranza delle sue riserve rimanenti nelle acque profonde del Golfo. E questo, naturalmente, è solo uno di una moltitudine di problemi che affliggono il paese in questo momento. L’insicurezza pubblica, i livelli inaccettabili di povertà, la mancanza di infrastrutture, la scarsa competitività e la mancanza di politiche di bilancio sono all’ordine del giorno in Messico e la crisi nella produzione di petrolio serve solo ad aumentare geometricamente questi problemi.

La cosa di cui si è discusso meno è che la crisi causata dal calo della produzione di petrolio in Messico ha conseguenze che vanno ben oltre il PEMEX e il governo messicano. Il calo della produzione di petrolio è in accelerazione, il che significa che il Messico diventerà un importatore di petrolio prima di quanto molti avevano previsto. Ciò ha conseguenze di ampia portata per la salute finanziaria del PEMEX e per le entrate pubbliche ma anche per l’economia messicana e i posti di lavoro. Il Messico è più probabile che necessiterà di richiedere prestiti ai mercati finanziari globali, avrà quindi maggiori probabilità di produrre sempre più immigrati che lascieranno il paese per cercare opportunità negli Stati Uniti e gli uomini, in particolare i giovani, come alternativa, affronteranno un futuro economicamente pessimistico e con ogni probabilità faranno aumentare il business degli stupefacenti.

Questi problemi impatteranno sugli Stati Uniti. In primo luogo la fonte affidabile di olio che è stato il Messico dal 1970 non ci sarà più. Per fortuna in altri paesi dell’emisfero (vale a dire il Canada e Brasile) sono pronti a sostituire il boom messicano. Altri problemi si dimostrerà di più difficili soluzione e pongono sfide a lungo termine per gli Stati Uniti. Il fallimento da parte dell’economia messicana di produrre posti di lavoro e il conseguente aumento della migrazione e il commercio di droga avrà conseguenze immediate e a lungo effetto sugli Stati Uniti.
E’ dunque tempo di smettere di guardare al problema del petrolio Messicano come l’unico problema e le soluzioni comuni devono cercate di risolvere i sintomi che stanno sorgendo.

Ora più che mai è indispensabile che lo sviluppo del Messico sia visto come problema Nord-Americano piuttosto che una sfida del Messico. Le centinaia di milioni di dollari che vengono spesi per l’Iniziativa Merida sono solo una parte della soluzione. Una maggiore spesa per le infrastrutture, per il settore agricolo, sulle fonti energetiche alternative e rinnovabili e sul miglioramento della competitività complessiva del Messico andrà a beneficio non solo del Messico ma anche degli Stati Uniti a livello locale, statale e nazionale. Stati frontalieri sono ansioso di vedere una riduzione degli episodi di violenza che si riversa sempre più dalla loro parte del Rio Bravo, California, ha disperatamente bisogno di nuove fonti di energia rinnovabile che possono essere facilmente trovate (con il giusto livello di investimenti) in Baja California e in tutti gli Stati Uniti vi è il desiderio di vedere meno immigrazione clandestina. Un fattore ancora più importante da considerare è l’interdipendenza dell’economia degli Stati Uniti con il Messico. Le perdite economiche in Messico sono perdite per gli investitori americani, il fallimento delle imprese messicane significa interruzioni nella catena di produzione che forma il cuore del NAFTA e l’insicurezza politica ed economica in Messico hanno un impatto negativo sulla crescita economica degli Stati Uniti.

Cantarell è solo uno dei problemi da affrontare attualmente in Messico, per essere onesti. Ma è sintomatico di un malessere più profondo che interessa il paese ed è indicativo di un futuro ancora più cupo se non viene fatto nulla per affrontare la situazione. Questo può essere raggiunto solo in modo efficace con un’azione congiunta dal Messico e dal suo vicino del nord.

Cantarell, Mexico’s economy and interdependence

Tradotto da CNJ

A corredo dell’articolo non sarebbe male guardare il nuovo e drammatico documentario sul Narco Traffico in Messico visibile su Current_TV (canale 130 di Sky) oppure a questo indirizzo: Narco War

http://wp.me/plKDA-xn

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