Il Portogallo e il suo futuro nell’Euro

di Chris Graeme (07-mag-2010)

La scorsa settimana un economista ha detto che lasciare l’Euro ed imbarcarsi in una svalutazione della moneta per attirare investimenti stranieri ed ottenere una crescita sostenibile, non sono opzioni valide per il Portogallo.
Affrontando gli uomini d’affari di Lisbona presso l’International Club of Portugal, l’ex ministro dell’Industria e attuale presidente del Banco BIC Português, il professor Luis Mira Amaral, ha detto che il Portogallo non può tornare sui modelli economici del passato perché l’Europa è ormai troppo aperta e competitiva.
Con questo intendeva dire che altri Paesi sia in Europa centrale che nei paesi dell’Europa orientale come Romania, Bulgaria, Ungheria e Repubblica Ceca, e al di fuori dell’Europa come in Marocco, Tunisia e Turchia si possono produrre gli stessi tipi di merce (in cui una volta il Portogallo eccelleva) con costi di manodopera più economici e con una forza lavoro più istruita e produttiva.

“I nostri modelli economici non sono sostenibili. Se ora non siamo in grado di far fronte agli impegni con l’Euro come faremo a fronteggiarli senza di esso? “, ha detto Amaral chiedendo una riforma radicale del settore pubblico e una spesa pubblica ridotta.
Aderendo all’Euro il Portogallo ha avuto un’occasione d’oro per lo sviluppo del paese ma ha sprecato quelle opportunità non agendo con “buon senso”.
Nella sua presentazione sul futuro dell’euro e sul caso portoghese l’ex-ministro del governo ha detto che ha capito la reticenza della Germania per salvare la Grecia ed ha avvertito che se la Spagna si metterà nei guai l’Unione Europea non sarebbe finanziariamente in grado di andare in soccorso di una economia di tali dimensioni.
Egli ha detto di ritenere che i prossimi mesi potrebbero essere decisivi per il futuro dell’euro e ha aggiunto che il dollaro continuerà ad essere la valuta internazionale prevalente.

Ha detto che i nuovi stati dell’ex Patto di Varsavia entrati in Euroland, come la Repubblica Ceca, sono stati “più disciplinati, più produttivi, meglio istruiti e altamente organizzati” rispetto ai lavoratori portoghesi.

Prudenza

Il professore Amaral distilla i mali attuali del Portogallo in  due punti chiave: il suo deficit estero, che è arrivato quasi al 70 per cento del PIL (un totale stimato di 507 miliardi di Dollari nel 2010, in crescita del 4,6 per cento sul 2009) e il grande disavanzo pubblico che sta correndo al 9,3 per cento del PIL e il debito pubblico all’85,4 per cento del PIL -entrambe i quali hanno fatto sì che i prestiti sui mercati monetari internazionali costerebbero di più, con tassi di interesse e servizi sul debito che arrivino al 13 per cento-. “Il settanta per cento del nostro debito è concentrato all’estero, peggio che in Italia, così le Agenzie di Rating stanno ovviamente prestando particolare attenzione a questo”.

L’economista ha proposto un taglio degli stipendi del settore pubblico in Portogallo del 10 per cento al fine di far tornare il deficit pubblico a livelli ragionevoli. “Se non lo facciamo, non cambierà nulla”, ha detto.

“Siamo troppo dipendenti dai mercati finanziari esteri. O procediamo sul serio per risolvere questa situazione o qualcun altro (The European Central Bank) lo farà per noi.”

“Se non agiremo con prudenza e saggezza, dubito che si possa tagliare il deficit, e se continuiamo a spendere come abbiamo fatto ci troveremmo a far fronte al rischio di fallimento e di default”, ha aggiunto.

“La semplice verità è che dobbiamo lavorare sodo se vogliamo avere lo stesso tenore di vita della Germania.”

Il professor Amaral ha ammesso che il Portogallo non è nella stessa situazione della Grecia, e che i Greci avevano mentito circa la reale portata del loro debito e dei problemi finanziari, ma ha sottolineato che la situazione del Portogallo non potrebbe più andare avanti come prima.

FONTE

Traduzione: Code Name: Jumper

Shortlink: http://wp.me/plKDA-Gq

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