L’estinzione delle api

Beeline to Extinction
di Naomi Starkman (Good food advocate)
21 maggio 2010

Secondo l’indagine annuale rilasciata recentemente dagli ispettori del Apiary Inspectors of America (AIA) e dell’Agricultural Research Service (ARS), più di un terzo delle colonie di api in U.S.A. -quelle per intensificare l’impollinazione di coltivazioni commerciali- non sono sopravvissute all’ultimo inverno 2009/2010. Dal 2006, il declino negli Stati Uniti è stato di circa 2.400.000 alveari. Comunemente si pensa sia dovuto al Colony Collapse Disorder (CCD) che ha portato alla scomparsa di centinaia di migliaia di colonie: molti alveari sono stati trovati vuoti con il miele, mentre le larve e la regina erano intatte ma senza le api e nessuna traccia lasciata. La causa non è nota, ma sembra essere una combinazione di fattori che incidono sulla salute delle api e aumenta la loro suscettibilità alle malattie. Le pesanti perdite connesse alla CCD si sono avute soprattutto tra i più grandi apicoltori commerciali alcuni dei quali hanno perso il 50-90 per cento delle loro colonie.

Per una sorta di “chiave di volta” -che ha un effetto sproporzionato per l’ambiente rispetto alla sua biomassa- le api sono la nostra chiave per la sicurezza alimentare globale e una parte fondamentale della catena alimentare. Le piante che producono il nostro cibo dipendono dagli insetti per l’impollinazione. Ci sono altri impollinatori come farfalle, falene, coleotteri, mosche e uccelli, ma l’ape è il più efficace e impollina più di 100 colture commerciali a livello nazionale, tra cui la maggior parte di frutta, verdura e frutta a guscio, così come l’erba medica per l’alimentazione del bestiame e il cotone, con un valore stimato tra $ 15 – $ 20 miliardi all’anno. Almeno ogni tre morsi di cibo che mangiamo proviene dal cibo impollinato dagli insetti. Senza api da miele la nostra dieta sarebbe per lo più magra, composta di riso e cereali e non avremmo cotone per il settore tessile. L’intero ecosistema e l’economia alimentare globale potenzialmente poggia sulle ali.

Gli esperti ora credono che le api siano in via di estinzione e fanno a gara per individuare il colpevole, accusando sempre di più l’uso di pesticidi. I ricercatori negli Stati Uniti hanno segnalato 121 pesticidi diversi trovati nei campioni di api, cera e polline. Nuovi parassiti, agenti patogeni, funghi e la cattiva alimentazione determinata dalle pratiche agricole intensive sono parte dell’equazione. Tre anni fa gli scienziati americani hanno scoperto il codice genetico delle api e scoperto il DNA di un virus trasmesso dall’acaro Varroa -Israeli acute paralysis virus (IAPV)– che si trova in quasi tutti gli alveari colpiti dalla CCD. I ricercatori hanno anche trovato il fungus Nosema ceranae e altri agenti patogeni come il chalkbrood in alcuni alveari colpiti in tutto il paese. Altre teorie riportate includono gli effetti di spostamento delle fioriture in primavera e il flusso iniziale del nettare associato al clima globale e ai cambiamenti di temperatura, gli effetti delle colture geneticamente modificate, così come lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFC) e gli effetti delle trasmissioni del telefono cellulare e le radiazioni dovute alle linee elettriche che possono interferire con le capacità di navigazione dell’ape. (L’anno scorso, uno studio ha rivelato che un contaminante da HFCS potrebbe essere la causa della morte delle api.) Tuttavia, secondo un recente rapporto del Congresso sulla CCD i contributi a questi possibili fattori non sono stati dimostrati.

L’attività delle api industriali e le esigenze della produzione alimentare intensificata potrebbe anche giocare un ruolo nella scomparsa delle api. Il diffuso stress migratorio causato da un aumento del fabbisogno per l’impollinazione potrebbe indebolire il sistema immunitario delle api. La maggior parte dei servizi di impollinazione forniti agli apicoltori commerciali si spostano da uno Stato all’altro e forniscono servizi ai produttori di impollinazione delle colture. Queste operazioni sono in grado di fornire un gran numero di colonie di api durante la fase critica del ciclo di fioritura di una coltura quando le api impollinano mentre raccolgono il nettare. Un alveare può fare cinque viaggi cross-country ogni anno, inseguendo le colture e alcuni apicoltori possono perdere fino al 10 per cento delle loro regine nel corso di uno di questi viaggi. Le api sono sovraccariche di lavoro e stressate.

I raccolto di mandorle della California sono un ottimo esempio della nostra dipendenza dalla laboriosità delle api per il nostro successo nell’agricoltura. Lo stato (California) produce l’80 per cento di mandorle del mondo, la più grande esportazione agricola che ha reso l’anno scorso 1,9 miliardi di dollari. Il raccolto di quasi 740 mila ettari di alberi di mandorli utilizza 1,3 milioni di colonie di api, circa la metà di tutte le api degli Stati Uniti, e si prevede che crescerà di 1,5 milioni di colonie. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha previsto che i coltivatori di mandorle della Central Valley produrrà quest’anno circa 1,53 miliardi di libre di mandorle, 8,5 per cento in più rispetto all’anno scorso. Per soddisfare la richiesta le colonie di api sono chiamate a trasferirsi sempre più lontane e sempre più spesso e la domanda per le api ha drammaticamente superato l’offerta. Una colonia di api in affitto, che dieci anni fa costava 60 $, a febbraio di quest’anno in California è costata 170 dollari in California.

Pochi apicoltori biologici hanno registrato perdite di api, suggerendo che le ape naturali e biologiche possono essere la soluzione. Inoltre, gli agricoltori biologici che mantengono habitat della fauna selvatica intorno alle loro aziende stanno aiutando a promuovere le api a impollinare i raccolti. “La principale differenza tra la nostra azienda e i nostri vicini convenzionali è la quantità di fauna selvatica e degli habitat di insetti che abbiamo intorno al bordo della nostra azienda,” ha dichiarato Greg Massa, dell’Organics Massa, un allevamento certificato di quarta generazione di 90 acri di riso biologico vicino a Chico. Massa ha cominciato a coltivare mandorle organiche sei anni fa e si appoggia ad un piccolo apicoltore biologico in Oregon che porta 30 alveari presso la sua fattoria. L’azienda agricola di Massa ha ampi spazi di fauna selvatica rimessa a nuovo con piante autoctone e coperta interamente di senapi, ravanelli selvatici e veccia, una delle piante preferite dalle api ed anche una buona fonte di azoto per le colture di riso.

Il tempo potrebbe scadere per le api ma ci sono semplici azioni che possiamo intraprendere per fare la differenza. In primo luogo, sostenere gli agricoltori biologici che non usano pesticidi ma usano metodi di lavoro la cui crescita è in armonia con la vita naturale delle api. In particolare, comprate mandorle biologiche. Non usare pesticidi nel vostro giardino di casa, specie a metà giornata, quando le api mangiano per produrre nettare. Puoi anche piantare fonti vegetali per il nettare come il trifoglio rosso, il foxglove, il bee blam e altre piante autoctone per incoraggiare le api ad impollinare il vostro giardino. Fornite acqua pulita; anche una semplice ciotola di acqua è sufficiente. Acquista miele locale, mantiene i piccoli apicoltori in affari e fa prosperare le loro api. In più è possibile iniziare a mantenere api proprie. L’apicoltura da giardino ed urbana possono attivamente contribuire a riportare in numero delle nostre api a quante erano prima. Infine, è possibile lavorare per preservare terreni coltivati e pascoli più aperti. Usiamo le nostre voci nel sostenere ad una politica per un uso intelligente del territorio, il cui impatto non solo renda più pulita l’acqua, il suolo e l’aria, ma potrebbe anche contribuire a salvare le umili api.

FONTE

Traduzione: CNJ

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