E’ allarme: la recessione aumenta i gas serra

«Un riscaldamento di questo tipo stravolgerebbe le vite e i mezzi di sussistenza di centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta, portando a migrazioni di massa su larga scala e a conflitti. E’ un rischio che qualsiasi persona sana di mente cercherebbe di ridurre il più possibile».

La recessione economica ha fallito nel tentativo di tagliare le crescenti emissioni di anidride carbonica, mettendo a repentaglio la speranza di mantenere il riscaldamento globale a livelli sicuri. Le emissioni di gas serra l’anno scorso sono cresciute a ritmi da record, raggiungendo nel 2010 i livelli più alti mai raggiunti. E rendendo così impossibili da concretizzare le speranze di mantenere il riscaldamento globale entro livelli sicuri. E’ quanto emerge dai calcoli dell’International Energy Agency, pubblicati da Fiona Harvey sul Guardian.

UNA CRESCITA IMPRESSIONANTE – L’impressionante crescita significa che l’obiettivo di prevenire una crescita della temperatura di oltre 2 gradi Celsius – che gli scienziati definiscono come la soglia di un cambiamento climatico potenzialmente pericoloso – è probabilmente solo una «bella utopia», per usare le parole di Fatih Birol, a capo degli economisti della Iea. Per Birol, contrariamente alle previsioni, la più grave recessione degli ultimi 80 anni ha avuto un effetto minimo sulle emissioni. Lo scorso anno è stato riversato nell’atmosfera un livello record da 30,6 gigatonnellate di anidride carbonica. La fonte era principalmente il combustibile fossile, con un incremento di 1,6 gigatonnellate nel 2009. E’ quanto risulta dalle stime della Iea, considerate il parametro più attendibile per i dati sulle emissioni.

GLI ESPERTI: “PREOCCUPATI” – «Sono molto preoccupata. Questa è la peggiore notizia per quanto riguarda le emissioni – ha dichiarato Birol al Guardian -. E’ sempre più una sfida restare al di sotto dei 2 gradi. La prospettiva è sempre più triste, ed è quanto risulta dai numeri in nostro possesso». Il professor Lord Stern della London School of Economics, autore dell’influente Stern Report sull’economia dei cambiamenti climatici, realizzato per il ministero del Tesoro britannico nel 2006, ha ammonito che se questa tendenza continuerà, i risultati saranno spaventosi. «Queste cifre indicano che le emissioni ora si stanno avvicinando ai livelli cui erano precedentemente. Secondo le proiezioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change’s, questa tendenza significherebbe una probabilità di circa il 50% di una crescita della temperatura media di oltre 4 gradi a partire dal 2100», ha dichiarato.

LA VITA SARA’ SCONVOLTA – «Un riscaldamento di questo tipo stravolgerebbe le vite e i mezzi di sussistenza di centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta, portando a migrazioni di massa su larga scala e a conflitti. E’ un rischio che qualsiasi persona sana di mente cercherebbe di ridurre il più possibile». Birol ha aggiunto che il disastro può ancora essere evitato, se i governi di tutto il mondo faranno attenzione all’avvertimento. Per Birol infatti «se ci saranno molto presto delle azioni coraggiose, decise e urgenti, abbiamo ancora una possibilità di successo». La Iea ha calcolato che se per salvare il mondo dagli effetti più dannosi del riscaldamento globale, le emissioni annuali legate all’energia dovrebbero essere di non più di 32 gigatonnellate a partire dal 2020.

SEMPRE PIU’ CALDO – Se le emissioni quest’anno cresceranno come hanno fatto nel 2010, questo limite supererà di nove anni i ritmi previsti, rendendo impossibile mantenere il riscaldamento globale a livelli gestibili. Le emissioni da energia sono scese leggermente tra il 2008 e il 2009, da 29,3 gigatonnellate a 29 gigatonnellate, a causa della crisi finanziaria globale. Per il 2010 era stata prevista una leggera crescita a causa della ripresa dell’economia, ma la rapidità dell’incremento ha lasciato la Iea sotto shock. «Mi aspettavo un contraccolpo, ma non così forte», ha dichiarato Birol, considerato generalmente come uno dei più eminenti esperti di energia.

RIMANE POCO TEMPO – John Sauven, direttore esecutivo di Greenpeace Uk, ha dichiarato che il tempo per risolvere il problema sta scadendo. «Queste notizie dovrebbero lasciare il mondo sotto shock. E questo anche se i politici di tutte le grandi potenze stanno ricercando dei modi straordinari e rischiosi per estrarre le ultime riserve fossili al mondo di combustibili, persino da sotto il ghiaccio del Polo nord che si sta sciogliendo. E’ come gettare benzina sul fuoco. Ora è nostro compito fermarli».

FONTE

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