PI Grego e Precessione degli Equinozi

Il valore del Pi Greco (3,14..) e della Precessione degli Equinozi nelle piramidi di Teotihuacan (Messico) e Giza (Egitto)

Il complesso archeologico di Teotihuacan, si trova a circa 40 chilometri a nord-est di Città del Messico.
Gli archeologi “accademici” sostengono che l’intera città e le piramidi del Sole e della Luna siano state costruite a partire dall’era cristiana.
La piramide del Sole, anche se non è la costruzione antica più grande del Nuovo Mondo (è la piramide di Cholula, con 3,3 milioni di metri cubi di volume), e neppure la più alta (è la piramide di La Danta, con 72 metri), è certamente la più misteriosa.
Una delle caratteristiche più intriganti della piramide del Sole è il fatto che dividendo il lato della sua base (che è quadrata), per l’altezza, si ottiene il valore del pi greco, che è uguale a 3,14..
Il perimetro della base è infatti uguale a 893,91 metri (lato di 223,47 m.), e l’altezza è 71,17 metri:

Si ottiene: 893,91=71,17 x 4 x 3,14
O meglio: 223,47 x 4=71,17 x 4 x 3,14
E semplificando si ottiene: 223,47/71,17= 3,14

Da ciò si deduce che gli antichi costruttori della piramide del Sole hanno voluto inserire il valore del pi greco nella loro costruzione.
Avrebbero benissimo potuto utilizzare un rapporto diverso, costruendo una piramide i cui lati erano più (o meno) inclinati, ma vollero includere il pi greco nel loro progetto. Perché?
Secondo la Storia ufficiale il valore del pi greco è stato scoperto in Grecia, nel III secolo a.C., da Archimede. Come fu possibile che gli antichi Teotihuacani lo utilizzassero proprio nella loro costruzione più importante?
E’ evidente che avevano delle cognizioni di matematica e geometria avanzatissime, anche se in altri campi, come per esempio la metallurgia del ferro, non avevano raggiunto risultati così brillanti.
Spostiamoci ora verso est, attraversando idealmente l’Oceano Atlantico e il Mediterraneo. Il complesso archeologico della piana di Giza, con le tre maestose piramidi, meglio conosciute con il nome dei tre faraoni Cheope, Chefren e Micerino continua, dopo centinaia di anni di studi, a porre interessanti interrogativi.
Analizziamo inizialmente la grande piramide di Cheope: in questo caso, dividendo il doppio del lato della sua base (anch’essa quadrata), per la sua altezza originale, si ottiene nuovamente 3,14.
Il perimetro della base è infatti lungo 921,45 metri (lato di 230,36 m.), e l’altezza originale era di 146,72 metri.

Si ottiene: 921,45=146,72 x 2 x 3,14
O meglio: 230,36 x 4=146,72 x 2 x 3,14
E semplificando 230,36 x 2=146,72 x 3,14
Quindi: 460,72/146,72= 3,14

Anche in questo caso quindi i costruttori della piramide di Cheope, che secondo la Storia ufficiale fu costruita nel 2560 a.C., inclusero il pi greco nel fondamentale rapporto tra il perimetro della base e l’altezza della loro costruzione. Perché?
E perché lo fecero solo nella piramide di Cheope? In quella di Chefren per esempio, il rapporto tra il doppio del lato e l’altezza è uguale a 3:
215,25 x 2 /143,5=3
Da tutto ciò si deduce che il pi greco era sicuramente conosciuto nel Nuovo Mondo e in Egitto (in Egitto almeno 2300 anni prima di Archimede). Per ora non riusciamo a dare una spiegazione certa del perché gli antichi architetti delle due piramidi vollero includere il pi greco nelle loro creazioni.
Forse introducendo il concetto del pi greco nelle loro costruzioni gli antichi vollero simboleggiare l’oggetto sferico perfetto, da loro adorato, ovvero il Sole?
Le piramidi del Sole (Teotihuacan) e di Cheope (Giza), racchiudono molti altri misteri, uno dei quali è legato ai valori del fenomeno astronomico conosciuto come la “precessione degli equinozi”.
Per capire questo concetto immaginiamo che la nostra Terra sia una barca a vela. Il pennone della nostra barca lo immaginiamo inclinato di 23,5º rispetto all’orizzonte.
L’asse terrestre infatti, è inclinato di 23,5º rispetto al “piano dell’eclittica”, ovvero il piano geometrico su cui giace l’orbita terrestre. Questa inclinazione è benefica: è infatti la causa implicita dell’alternarsi delle stagioni nelle zone temperate della Terra, senza le quali il nostro pianeta sarebbe invivibile.
La nostra barca a vela, però, rolla lentamente sull’oceano, e così il pennone, nel corso del tempo, formerà un angolo diverso rispetto all’orizzonte.
Ugualmente l’asse terrestre cambia inclinazione con un ciclo di 25920 anni, durante i quali, passa da 22,1º fino a 24,5º sul piano dell’eclittica. Da ciò deriva che se oggi l’asse terrestre indica il nord verso la direzione della stella Polare, 13 millenni fa il nord veniva indicato dalla stella Vega, situata in una differente porzione della volta celeste. Il risultato di tutto ciò è la precessione degli equinozi: il Sole, durante gli equinozi di primavera e d’autunno sorge indicando una delle 12 costellazioni. Attualmente il Sole sorge tra la costellazione dei Pesci e dell’Acquario. Il lento “rollio” dell’asse terrestre fa si che il Sole, durante gli equinozi, sorga avendo nel suo sfondo una differente costellazione, ogni 2160 anni. Infatti: 25920/12=2160
I valori del meraviglioso “motore” cosmico che causa la precessione sono pertanto:
Le 12 costellazioni dello zodiaco, ognuna delle quali occupa 30º dell’equatore celeste (1/12 di 360º).
I 36 o 72 anni impiegati dal Sole equinoziale per percorrere rispettivamente mezzo o un grado dell’equatore celeste.
I 2160 anni impiegati dal Sole per percorrere 30 gradi dell’equatore celeste, ovvero per sorgere (sempre durante i due giorni dell’equinozio), avendo sul suo sfondo una costellazione successiva.
I 4320 anni impiegati dal Sole per percorrere 60 gradi dell’equatore celeste, ovvero per sorgere (sempre durante i due giorni dell’equinozio), avendo sul suo sfondo due costellazioni successive.
I 25920 anni impiegati dal Sole per percorrere 360 gradi dell’equatore celeste, ovvero per compiere un ciclo completo.
A questo punto torniamo ad analizzare la piramide del Sole (Teotihuacan). Si può verificare che i valori della precessione vennero utilizzati nella sua costruzione.
Se si moltiplica l’altezza per 30 (1/12 della costellazione celeste), si ottiene il valore di 2135 (che si avvicina al valore di 2160):
71,17 x 30=2135

Se si divide il valore del ciclo completo per l’altezza si ottiene il valore di 364,198 (numero dei giorni dell’antico calendario mesoamericano oltreché del biblico antidiluviano): 25920/71,17=364,198

Se si divide il valore del perimetro per 30 (1/12 della costellazione celeste) si ottiene il valore di 29,79 (i giorni del calendario lunare): 893,91/30=29,79

Analizzando invece la piramide di Cheope anche qui possiamo verificare che i numeri della precessione vennero utilizzati nella sua costruzione:
Se si moltiplica l’altezza per un multiplo di 4320 si ottiene il valore di 6338,476 (quasi uguale all’esatto valore del raggio polare della Terra):
146,72 x 43200 (1)=6338,476 (mentre il valore esatto è 6353,941 km)

Se si moltiplica il perimetro per lo stesso multiplo di 4320 si ottiene il valore di 39807 (quasi uguale all’esatto valore della circonferenza della Terra all’equatore): 921,45 x 43200=39807 (2) (mentre il valore esatto è 40075 km)

Anche analizzando la piramide di Chefren si ottiene un valore straordinario:
Dividendo il valore del ciclo completo della precessione per l’altezza si ottiene 180 (i 180º dell’equatore celeste, occupati da 6 costellazioni): 25920/143,5=180

Cosa si ricava da tutto ciò?
Innanzitutto si evince che la precessione degli equinozi, scoperta ufficialmente nel II secolo a.C. dal greco Ipparco, era in realtà conosciuta sia nel Nuovo Mondo, che in Egitto (in Egitto almeno 2400 anni prima di Ipparco).
Dato per assodato dunque che gli antichi avevano una conoscenza molto approfondita della geometria e dei fenomeni celesti resta da appurare il perché dessero tanta importanza al pi greco e alla precessione degli equinozi, tanto da includere detti valori nelle loro creazioni architettoniche.
E’ opinione diffusa tra vari ricercatori che gli antichi introdussero i valori della precessione nelle loro piramidi poiché avevano riconosciuto l’assoluta importanza dell’inclinazione dell’asse terrestre. Perché occupare, però, tanto tempo ed energie per far combaciare esattamente varie equazioni matematiche e renderle “eterne”, in costruzioni tanto imponenti?
Forse volevano inviarci un messaggio? Forse volevano avvertire i posteri della possibile relazione tra la precessione degli equinozi e l’alternarsi delle fasi glaciali nel pianeta? O forse volevano indicare che il ciclo della precessione era secondo loro legato all’apparizione di fenomeni catastrofici come il cosidetto “diluvio universale”?
Analizzando ancora la grande piramide di Cheope emergono altri dati interessanti, come per esempio il luogo dove fu costruita, presso il parallelo dei 30º; o il perimetro, che calcolato in pollici egiziani, da esattamente il valore dell’anno solare (365,24); o la perfetta orientazione dei 4 lati verso i punti cardinali; o l’incredibile fatto che il doppio del perimetro sia uguale ad 1/60 di grado all’equatore:

921,45 x 2=1842,92 (1/60 di grado equatoriale).

Senza contare le meraviglie del suo interno, come per esempio la camera della regina e del re, dalle quali si dipartono degli stretti condotti che secondo alcuni ricercatori servivano per l’osservazione e il culto di determinate stelle (rispettivamente Sirio e Z Orionis).
Risulta ovvio che queste piramidi non furono solo tombe (nel caso egiziano), o altari cerimoniali (nel caso messicano), ma modelli in scala delle dimensioni della Terra e dei suoi complessi movimenti nello spazio celeste oltreché osservatori astronomici.
Il segreto delle piramidi non è stato ancora completamente svelato. Vi sono ancora centinaia di piramidi poco studiate, soprattutto nel Nuovo Mondo, come per esempio quelle dei Maya. Sta a noi cercare di comprendere il messaggio dei nostri antenati.

YURI LEVERATTO
Copyright 2011

(1) Il numero 432.000 appare anche nella “Storia di Babilonia” di Berosso (III secolo a.C.). Secondo lo scrittore caldeo, i re antidiluviani avrebbero regnato in Mesopotamia per ben 432.000 anni.
(2) Il valore della lunghezza della circonferenza terrestre (39807 km), calcolato dai costruttori della piramide di Cheope, era comunque più esatto di quello calcolato dal greco Eratostene (39375 km), nel II secolo a.C.

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3 pensieri su “PI Grego e Precessione degli Equinozi

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  2. Credo che il tempo potrà dare le risposte ai dubbi posti nell’articolo. Per quanto mi riguarda, semplicemente ritengo che le piramidi (sia quelle egizie che sudamericane), avessero un ruolo un po’ più complesso che non semplicemente rappresentativo o manumentale.
    Se si ammette ciò ecco che la risposta alla domanda “Perchè?” giunge spontanea, anche se poi, ovviamente, segue la seconda: che cavolo ci facevano con le piramidi?

  3. Bisognerebbe partire dall’inizio. Prima di tutto sarebbe sacro santo constatare che le Piramidi, o meglio la Sfinge e la Grande Piramide erroneamente definita di Cheope, non hanno 4500 anni di età ma molti di più…… almeno 10000/12000. Da qui nasce la domanda: “Ma chi e come hanno fatto a costruirle se a mala pena riusciamo a fare teorie su come le hanno costruite “appena” 4500 anni fa?”. Se stiamo a sentire Hawass, che data le Piramidi di Giza a 2500 a.c. e ci dice che le piramidi sono tombe, allora siamo veramente fuori strada.

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