AVS, racket all’italiana

Furto del secolo
Miliardi di euro sottratti a pensionati ex emigrati in Svizzera

Oltre 2.000.000.000 di Franchi Svizzeri versati da AVS (Svizzera) all’INPS (Italia)

Roma, 11 Luglio 2011 – Se non fosse che viviamo in tempi in cui tutto può accadere, la notizia avrebbe dell’incredibile. Invece vivamo in tempi in cui tutto – anche le cose più abominevoli – accadono. Quindi la notizie ha una sua indiretta credibilità. Ma come consiglia Roberto Benigni, premettiamo: “Se così fosse…, ma vogliamo credere che non sia così…” In ogni caso, pur tutelando il beneficio di inventario, ma anche l’economia del testo, facciamo finta che il fatto ci sia, come afferma la TV della Svizzera francesce nella trasmissione “Temps Present”: in questo caso sarebbero in molti a dover dare risposte…
Stavolta non si tratta di guerra umanitaria; nè di naufragi in cui periscono centinaia di persone senza che nessuno dei paesi cosiddetti civili se ne curi più di tanto; oppure degli effetti di un modello economico che giocando sulla presunta oggettività delle proprie regole –libero mercato e profitto privato- produce disoccupazione e precarietà eterna. Nè di improbabili manovre che ridurranno diritti acquisiti e che, nelle previsioni, riporteranno l’Italia nei prossimi 20 anni, ai livelli degli anni ’50-’60. Questi sono tutti fatti e congetture del presente.
Questa volta si tratterebbe invece di un’aggressione a categorie di persone ritenute “al sicuro” dagli eventi attuali, di persone che hanno lavorato negli anni ruggenti dello sviluppo, di quelli appartenenti alla generazione del boom, insomma, di quelli che la vissero nella condizione di lavoratori emigrati. E anche per questo non possiamo non occuparcene.
Per dirla tutta, si tratterebbe di ladrocinio puro e semplice, se i fatti venissero confermati, perpetrato da uno Stato, l’Italia, (attraverso il proprio Istituto di Previdenza Sociale – l’INPS) ai danni di oltre 220.000 suoi cittadini; lavoratori che tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ’70 sono dovuti emigrare in un paese straniero, nel caso la Svizzera, per trovare occasioni più dignitose di vita per loro e per le proprie famiglie.

A questi lavoratori italiani ex emigrati che nel frattempo, dopo 35-40 anni di lavoro, avevano deciso di tornare nel bel paese per trascorrere l’anzianità nei luoghi di origine, è toccato in sorte di vedere non dimezzata, ma ridotta di due terzi la propria pensione legittimamente acquisita in Svizzera.
Secondo l’inchiesta presentata dalla trasmissione “Temps Present” della Televisione della Svizzera francese, le cose sono andate così: dal 2003, gli emigrati che rientravano definitivamente al proprio paese di origine potevano richiedere e incassare l’intero importo della propra pensione fino ad allora maturata. E molti italiani, hanno deciso in questo senso.
Ma prima di questo anno fatidico, invece, a fronte di un antico accordo bilaterale sottoscritto tra INPS e AVS (l’Inps svizzero), quest’ultimo si impegnava a versare questi contributi all’INPS, il quale a sua volta lo avrebbe girato mensilmente ai singoli beneficiari rientrati in Italia.
Solo che i complicati calcoli pensionistici a cui l’INPS secondo le leggi previdenziali italiane sottoponeva l’erogazione delle sue pensioni ai lavoratori dipendenti (secondo la TV della Svizzera Francese si tratta di una sorta di avanzato “abracadabra”), fecero sì che di un importo mensile loro spettante, variabile mediamente tra i 1.500 e i 2.500 Euro, i pensionati ex-emigrati ne riscuotessero non più del 35%. Il restante 65% rimaneva nelle casse dell’Istituto, non si capisce a che titolo e per quali finalità; se la notizie fosse confermata, è da immaginare che questi soldi andassero a tamponare altre situazioni deficitarie interne dell’istituto, oppure a contribuire a ripianare il sacro deficit del bilancio pubblico attraverso la tassazione (del 65% ?) operata su questi redditi; cioè, per essere più chiari, andava a pagare parte degli interessi passivi del nostro debito pubblico.
Alla faccia dei diritti acquisiti e della correttezza istituzionale!
Perché nel frattempo, abbiamo assistito alla vergogna dello scudo fiscale che ha consentito a migliaia di rentiers grandi evasori fiscali che avevano trasferito illegalmente questi fondi neri all’estero, di riportarli in Italia e di ritrasformarli in soldi puliti, legali, pagando la modica multa del 5%. A fronte di questo riciclaggio istituzionale degno delle più sofisticate mafie e attuato a favore della categoria dei ladri, l’Inps si sarebbe invece riservata per decenni il diritto di tassare “con grande rigore” i soldi puliti dei lavoratori emigrati in Svizzera guadagnati col sudore di decenni di lavoro molto duro. Si trattava infatti di denaro versato da lavoratori e imprese svizzere in regime contributivo, che una volta arrivati in Italia, sono stati invece assimilati al sistema allora in vigore in Italia (retributivo).
Si tratterebbe, come si vede, del noto trasferimento alla Robin Hood, ovviamente alla rovescia, togliere ai poveri (per giunta emigrati) per dare ai ricchi. E in questo caso, vi troveremmo coinvolto una delle più importanti istituzioni dello Stato italiano. A posteriori, il fatto diventa ancora più interessante se si tiene a mente che, con l’introduzione della Legge Bossi-Fini, i lavoratori immigrati in Italia che decidono di rientrare nel loro paese prima di aver raggiunto i dieci anni di contribuzione pensionistica, non percepiscono alcunchè dei soldi versati all’Inps.In questo caso, l’Inps è autorizzato a trattenersi tranquillamente il 100% di quei soldi. Ed anch’essi vanno a ripianare deficit interni (o a finanziare altre pensioni) o all’onnipresente deficit pubblico. Si tratterebbe come appare chiaro a chiunque, di un furto con scasso bello e buono. Anzi, per essere più precisi, di un vero e proprio crimine. Un crimine contro i lavoratori e le proprie famiglie, quindi contro l’umanità, contro i diritti dell’uomo.Infatti, giustamente, il caso svizzero è finito davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, la quale è chiamata a dare un verdetto nei prossimi mesi.
Siamo fiduciosi che il verdetto sarà equo e che condannerà i colpevoli. Se li condanna, per la strana logica del diritto e del capitale, a pagare saranno altri pensionati, non la banda dello scudo fiscale, e saranno risarciti solo in pochi, qualche migliaio, a fronte di 220 mila emigrati coinvolti, vale a dire solo coloro che nel frattempo hanno presentato un ricorso; per tutti gli altri, niente da fare… Questi nostri connazionali rientrati in Italia dopo 40 anni di lavoro si sono visti erogare dalla Patria, pensioni di 550-800 Euro al mese, quando si meritavano pensioni di 1.500-2.000 Euro. Il loro sogno di trascorrere dignitosamente e in tranquillità gli ultimi anni di una lunga vita di lavoro nei pressi dei luoghi natii e degli antichi parenti ed amici è naufragato miseramente. Così ci dice il reportage della TV svizzera francofona.
In migliaia hanno dunque ripreso le valige e sono ritornati in Svizzera, poiché lì, almeno le prestazioni di base, sanitarie, ecc. e in generale i servizi, sono notoriamente meglio garantiti e di qualità superiore ai nostri. Ed è qui che la Svizzera ha reagito, anche perché probabilmente, pensava attraverso l’accordo di trasferimento all’INPS, di essersi liberata di un buon numero di anziani che, rientrando definitivamente in Italia, non avrebbero più gravato sul proprio sistema sanitario ed assistenziale.Invece, come nel migliore dei film di Nanni Loi, l’Italia avrebbe fatto pacco e contropacco agli svizzeri (chissà in cambio di cosa ?), mentre i nostri pensionati si sarebbero beccati il contropaccotto. Però nella parte dell’attore malandrino – o malfattore di turno – , non troveremmo, in questo caso Alberto Sordi o Vittorio Gassman, o Nino Manfredi, ma lo Stato repubblicano, che festeggia quest’anno con giubilo, il suo 150.esimo anniversario.
Per ultimo, una nota dovuta per gli addetti ai lavori: in meno di 10 anni, l’emigrazione italiana nel mondo, con i tagli successivi resi cronici e strutturali con l’ultimo governo Berlusconi e il codazzo dei vari Frattini, Mantica e funzionariato annesso, sono stati salassati oltre 50 milioni di Euro. Con questa unica e spassionata operazione, sconosciuta ai più e praticata sulle pensioni di centinaia di migliaia di ex emigrati di un solo paese (la Svizzera) tra gli anni ’80 fino al 2003, si sarebbero estorte decine di miliardi di Euro. Sarebbe un dato definitivo su cui riflettere tutti insieme, mentre tutto il dibattito degli ultimi anni si è concentrato, con grandi energie, sulla ridicola operazione di riforma di Comites e CGIE. Abbiamo di fronte un’intera estate per farlo.

Rodolfo Ricci – (Segretario. FIEI) 11/07/2011

“Temps Present” della TV della Svizzera francese: “AVS, racket à l’italienne”, mandata in onda il 27 maggio 2011 scorso è disponibile in rete.

Fonte: TV Svizzera Francese

Fonte: Rinascita.ch

Annunci

One thought on “AVS, racket all’italiana”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...