Cronache dal Regno del Controllo

Cronache dal Regno del Controllo

Viviamo in un mondo la cui complessità ci avvolge ogni giorno di più, non sempre per nostra scelta. Scegliamo di comprare un cellulare UMTS, ma non siamo noi a scegliere di aprire un “occhio” a chi intendesse spiarci, proprio attraverso il nostro nuovo e fiammante telefonino. Scegliamo di comprare una macchina con navigatore satellitare, ma non siamo noi a scegliere di diventare, tramite questo, un puntino rintracciabile e individuabile.
Certo, si potrebbe obiettare, non facciamo, né faremo, alcunché di illegale, per cui non abbiamo timore e non vediamo la necessità di essere spiati o rintracciati. Ragionamento perfetto, se non fosse che il possibile controllo è teso a limitare la futura libertà, perché oggi siamo certi che non faremo nulla di illegale, ma domani?Ragionando per paradossi, infatti, se domani divenisse illegale dipingere le pareti di blu, saremmo ancora tutti convinti di essere al sicuro?

L’unica strada per evitare, o almeno per ridurre, i danni della tecnologia è l’accortezza nel suo utilizzo. D’altronde, non sempre sviluppo significa miglioramento delle condizioni di vita; allo stesso modo, non sempre progresso tecnologico significa miglioramento della qualità della vita.
Una recente statistica ha dimostrato che il paese più felice è il Bangladesh, una delle nazioni più povere al mondo, mentre al quarto posto troviamo l’India. Gli Stati Uniti, culla e fonte di ogni progresso tecnologico, sono invece al quarantaduesimo posto.
Attorno a noi, cresce una rete invisibile di controllo, invisibili maestranze sono già all’opera per mettere in piedi i pannelli delle nostre gabbie fondate sul progresso e la tecnologia. Esiste, in Giappone, una figura di adolescente che comunica, vive e ha relazioni sociali, il tutto senza mai uscire dal proprio appartamento. Siamo già alla mutazione…?

La soluzione è ricordarsi quello che, in realtà, gli strumenti che ci circondano sono: macchine al nostro servizio. Se queste macchine non ci semplificano la vita, o non ce la arricchiscono e rendono migliore, non servono.

Anche la guerra ha cambiato aspetto. La nostra è una società multiforme, e molti degli aspetti che assume sono negati ai più. Ci stupiremmo se venissimo a sapere che ci sono persone che testano l’influenza del colore dei contenitori delle bibite sul nostro inconscio; queste persone, però, esistono, come esistono, tragicamente, guerre che iniziano, si combattono e terminano senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo.
Ricordate il personaggio interpretato da Edward Norton in Fight Club? Ebbene, il nostro mondo è popolato anche di queste figure, ed è responsabile della loro esistenza: rappresentanti di case automobilistiche che immettono auto fallate sul mercato, e che le ritirano solo se la somma delle cause intentate per omicidio colposo supera la spesa per il ritiro.

Così sono le guerre che si combattono sopra le nostre teste. È come se ci fosse una gamma di colori che non siamo in grado di percepire; una gamma che va oltre lo spettro dal rosso al violetto, e che altre persone possono controllare e gestire. E il regno del controllo, il campo nel quale, più di tutti, si combattono e si progettano gli scontri più feroci, è proprio quello che ha nel nostro computer di casa uno dei terminali, una delle “finestre”.

Ci piace concludere con una breve parabola, raccontata dallo scrittore russo Stanislav J.Lew.
Uno scienziato ha una domanda che lo ossessiona. Decide, allora, di collegare tutti i computer più potenti in un’unica grande rete. Quando la rete è pronta, si siede di fronte alla tastiera terminale e digita l’interrogativo: “Esiste Dio?”.
Il computer attende un attimo, dopodiché sul display appare nitida la risposta: “Ora sì”.

Tratto dal saggio Ombre Asimmetriche

FONTE: www.fabioghioni.net

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