Il Ritorno Degli Dei: Göbekli Tepe

Estratto dal nuovo libro di Graham Hancock “Il Ritorno Degli Dei” (Corbaccio Editore 2016) di grande interesse. E’ il 2013 ed Hancock si trova in visita presso il sito di Göbekli Tepe nella Turchia meridionale dove viene accompagnato dal professor Klaus Schmidt (December 11, 1953 – July 20, 2014) tra gli scavi dove Schmidt ha lavorato negli ultimi 17 anni.

Il ritorno degli dei

«Quindi se capisco bene quello che vuole dire, professor Schmidt, lei afferma che ci troviamo nel luogo dove sono state inventate sia l’agricoltura che l’architettura monumentale.» «Esatto.»«E ciononostante lei non vede nulla di rivoluzionario in questo? Lo vede come un processo che può adattarsi facilmente al quadro storico esistente?» «Sì. Alla concezione storica esistente. Ma questo processo è molto più entusiasmante di quanto ci aspettassimo. In particolar modo perché ciò che abbiamo qui a Göbekli Tepe appartiene più a un’economia di caccia e raccolta che a quella delle società agricole. Si colloca alla fine del periodo dei cacciatori-raccoglitori ma non rientra ancora nell’inizio del Neolitico». «È quindi un periodo di transizione. Un punto di svolta. E forse qualcosa di più? Ciò che deduco parlando con lei, e da ciò che lei mi ha mostrato del sito questa mattina, è l’idea che Göbekli Tepe fosse una sorta di ‘centro studi ’ preistorico o un polo di innovazione, magari sotto la supervisione di una élite locale. È d’accordo?» «Assolutamente sì . Era un punto dove la gente si incontrava. Ci si riuniva in questo luogo che era indubbiamente una base per la diffusione di conoscenza e innovazione.» «Inclusa la conoscenza della lavorazione della pietra su larga scala e dell’agricoltura. Si azzarderebbe a descrivere coloro che controllavano il sito e diffondevano queste idee come una sorta di casta sacerdotale?» «Chiunque fossero, non praticavano un semplice culto di tipo sciamanico . Erano un po’ più simili a un’istituzione . Quindi, sì, sarebbero presto diventati una casta sacerdotale.» «E dal momento che Göbekli Tepe è rimasto costantemente in uso per più di un millennio, abbiamo forse a che fare con un’unica cultura ininterrotta dotata di proprie istituzioni, con le stesse idee e lo stesso ‘clero’ che ha continuato a gestire il sito per l’intero periodo?» «Sì. Ma la cosa strana è che vi fu un vero e proprio declino nella realizzazione delle opere con il passare dei secoli. Le strutture realmente monumentali si trovano negli strati più antichi, in quelli più recenti le costruzioni sono più piccole e di qualità decisamente inferiore.» «Quindi le più vecchie sono le migliori?» «Decisamente sì.» «E la cosa non la lascia perplesso?» Klaus Schmidt sembra quasi volersi scusare. «Ebbene, nutriamo la speranza di riuscire a portare infine alla luce strati ancora più antichi e di scoprire allora le fasi iniziali più ridotte che ci aspettiamo di trovare ma che non abbiamo ancora rinvenuto. Vi è poi questa fase monumentale e successivamente una nuova decadenza.» Noto che la parola «speranza» è l’elemento centrale in ciò che il professor Schmidt ha appena detto. Siamo abituati al fatto che le cose inizino in modo semplice e ridotto e quindi progrediscano – subendo un’evoluzione – fino a diventare sempre più complesse e sofisticate, quindi è questo che ci aspettiamo naturalmente di trovare nei siti archeologici. Il fatto di trovarci di fronte un caso come quello di Göbekli Tepe, che inizia a un livello di massima perfezione e poi lentamente va incontro a un’involuzione fino a diventare una pallida ombra di ciò che era turba profondamente le nostre concezioni precisamente strutturate di come le civiltà dovrebbero comportarsi, di come dovrebbero maturare e svilupparsi. E non è nemmeno il processo di involuzione a infastidirci. Sappiamo che le civiltà possono decadere. Basti guardare, per fare un esempio, all’Impero romano o a quello britannico. No, il problema a Göbekli Tepe è l’improvvisa e primigenia comparsa, come Atena che sorge, adulta e armata, dalla fronte di Zeus, di quella che sembra essere una civiltà già matura e così completa da «inventare» l’agricoltura e l’architettura monumentale nel momento apparente della sua nascita. L’archeologia non può spiegare questo fatto proprio come non può spiegare perché i monumenti più antichi, l’arte, le sculture, i geroglifici, la matematica , la medicina, l’astronomia e l’architettura dell’Antico Egitto fossero perfette sin dall’inizio senza alcuna traccia di evoluzione dal semplice al complesso. E potremmo domandarci riguardo a Göbekli Tepe ciò che il mio amico John Anthony West si chiede riguardo all’Antico Egitto: “Come fa una civiltà complessa a venire alla luce pienamente sviluppata? Guardate un’automobile del 1905 e paragonatela a una moderna. Non possiamo non vedere il processo di «sviluppo». Ma in Egitto non vi è nulla di analogo. Tutto è perfetto sin dai primi momenti. La risposta al mistero è chiaramente evidente ma, dal momento che si scontra con la struttura prevalente del pensiero moderno, è raramente presa in considerazione. La civiltà egizia non era uno «sviluppo», era un’eredità.”

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