Quello che non sai sulla Siria

Assad

1 – in Siria, non c’ è nessuna banca centrale Rothschild.
2 – la Siria ha vietato gli alimenti geneticamente modificati e la coltivazione e l’ importazione degli stessi.
3 – la Siria è l’ unico paese arabo che non ha debiti con il fondo monetario internazionale, né con la Banca mondiale, né con chiunque altro.
4 – la famiglia Assad appartiene all’ orientamento alauita, trattasi di una corrente sciita minoritaria di Islam tollerante; gli sciiti vengono combattuti dalla morte di Maometto dalla maggioranza sunnita.
5 – le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, sanità e istruzione.
6 – le donne siriane non sono obbligate a indossare il velo. La Sharia (legge islamica) è incostituzionale in Siria.
7 – la Siria è l’ unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti islamici, che vengono combattuti severamente (anche con metodi estremi).
8 – circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani, sempre presenti nella vita politica e sociale.
9 – in altri paesi arabi la popolazione cristiana non raggiunge l’ 1% a causa dei maltrattamenti subiti.
10- la Siria è l’ unico paese del Mediterraneo interamente proprietario del suo petrolio (circa 500.000 barr/day) e che non ha privatizzato le sue aziende statali.
11- la Siria ha un’ apertura verso la società e la cultura occidentale, come solo il Libano nel mondo arabo.
12- la Siria era il solo Paese pacifico in zona, senza guerre o conflitti interni.
13- la Siria è l’ unico paese al mondo che ha ammesso i rifugiati iracheni, senza alcuna discriminazione sociale, politica o religiosa.
14- Bashar Al-Assad ha un’ elevata approvazione popolare.
15- la Siria ha discrete riserve di petrolio (circa 2,5 miliardi di barili), che è riservato alle imprese statali.

FONTE: Alberto Palladino Reporter

Quello che non sai sulla Siria

Jean-Claude Juncker

Der Spiegel-Jean Claude JunckerFONTE: http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-15317086.html

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Pier Paolo Pasolini: morte di un poeta

Carlo Lucarelli cerca di fare luce sulla morte di Pasolini e sulle sue misteriose circostanze

Video Rai.TV

Pier Paolo Pasolini – Io so

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Ombre sul Giallo – Pier Paolo Pasolini sapeva troppo

Il vaccino influenzale Fluad-2014 è pressoché inefficace.

La notizia proviene dalla trasmissione MIX24 di Giovanni Minoli su Radio 24 del 16/12/2014 dove il conduttore intervista il dottor Eugenio Serravalle. LINK
Quello che rivela il dr. Serravalle non è farina del suo sacco ma proviene dal C.D.C. (Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta), il più importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America e probabilmente dell’intero globo.
PODCAST

Trascrizione dell’intervista.
G.Minoli: …Eugenio Serravalle che è pediatra, presidente dell’ASSIS, l’Associazione su Studi ed Informazione sulla Salute. Dottor Serravalle, sul vostro sito avete scritto che quest’anno il vaccino anti-influenzale è pressoché inefficace. Da dove nasce questa affermazione?
Dr.Serravalle: Si. Questa è un’affermazione non nostra ma del C.D.C. di Atlanta. Il C.D.C. è il centro per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive che hanno fatto un’analisi di quelli che sono i sierotipi presenti in circolazione quest’anno nell’epidemia influenzale negli Stati Uniti d’America ed hanno tratto questa conclusione.
G.Minoli: E quindi è pressoché inefficace, questo vaccino. E’ così?
Dr.Serravalle: E’ pressoché inefficace perché il virus in predominante previsto, che è un H3N2, è differente da quello che è “curato da questo vaccino” (G.Monoli). Esattamente. Si. E’ proprio differente.
G.Monoli: A fine novembre, in seguito ad alcuni decessi che son stati considerati da tutti “sospetti”, l’agenzia italiana del farmaco aveva sospeso due lotti del vaccino Fluad. Parliamo sempre di quello li?
Dr.Serravalle: Parliamo sempre di quello li, si.
G.Minoli: Però anche il comitato per la farmaco-vigilanza dell’agenzia europea ha scagionato il Fluad perché ha detto che non c’è nessuna correlazione tra i lotti sospesi e i decessi segnalati. Se ho capito bene possiamo vaccinarci senza rischi ma anche senza nessun beneficio perché non serve per questa influenza.
Dr.Serravalle: Con un beneficio molto scarso ma non completamente senza rischi perché è vero che non è stata riscontrata contaminazione batterica ma il problema non era questo. Il problema è capire realmente se queste reazioni avverse, segnalate dopo la vaccinazione, avevano un rapporto oppure no, con la vaccinazione stessa. Cioè che cosa succede dopo l’immunizzazione e quali sono gli eventi avversi che si possono verificare.
G.Minoli: Com’è possibile che un vaccino, studiato per combattere un virus, si riveli inefficace?
Dr.Serravalle: Perché non è esatta la previsione del virus che causerà l’epidemia influenzale.
G.Minoli: Cioè, si è realizzato questo vaccino in un modo sbagliato?
Dr.Serravalle: E’ stata sbagliata la previsione. D’altra parte tutti gli anni i vaccini anti-influenzali cambiano (non sempre). Anche nel passato si sono verificati gli stessi errori.
G.Minoli: Si vendono ma forse non servono.
Dr.Serravalle: Si vendono e non sono del tutto efficaci, certo.
G.Minoli: Gli stessi centri che ne hanno dimostrato l’inefficacia però raccomandano la vaccinazione dei soggetti a rischio, Allora non capisco. Perché?
Dr.Serravalle: Perchè viene studiato con l’idea che funzioni, però sul campo gli esiti reali ci dicono che non è esattamente questo… si capisce soltanto dopo. Certo.
G.Minoli: Dr.Serravalle lei sostiene che impatto sociale e sanitario dell’influenza sono sovradimensionati. COsa vuol dire?
Dr.Serravalle: Perché d’inverno ci si ammala per sindromi influenzali e non soltanto per influenza. Si stima che l’influenza, quella vera, badi bene è una stima e non sono dati certi, riguarda tra il 7% e il 10% delle sindromi influenzali. Quindi in realtà il numero di persone che si ammalano realmente di influenza è veramente molto molto basso.
G.Minoli: Praticamente si chiama tutto influenza ma non è vero!
Dr.Serravalle: Ma non è vero. Si. Bisognerebbe chiamarle sindromi influenzali che è cosa diversa dall’influenza. Sono un centinaio i virus che determinano le sindromi influenzali.
G.Minoli: L’Organizzazione Mondiali della Sanità raccomanda la vaccinazione di tutti i soggetti a rischio di complicazioni. Quindi lei non è d’accordo con l’O.M.S.?
Dr.Serravalle: Ci sono autorevoli revisioni di ricercatori indipendenti che contastano l’efficacia del vaccino nel ridurre sia la morbilità che la mortalità. Mi rifersco alle meta-analisi fatte dal gruppo di Cochrain.
G.Minoli: Però le vaccinazione, è innegabile, hanno permesso di debellare malattie mortali. Adesso cosa facciamo? Niente più vaccini?
Dr.Serravalle: Assolutamente no. Nessuno sostiene una cosa del genere. Quello da cui dobbiamo uscire è questa logica “vaccini si, vaccini no”, essere favorevoli e contrari. Occorre metterci intorno ad un tavolo. Le condizioni
igieniche-sanitarie sono mutate e quindi ragionare per bene che strategie a senso mettere in pratica e quali vaccini sono utili e quali francamente sono inutili.
G.Minoli: Quali sono i vaccini obbligatori in Italia?
Dr.Serravalle: Attualmente sono quattro. Polio, Difterite, Tetano ed Epatite B.
G.Minoli: E quali sono i rischi concreti?
Dr.Serravalle: I rischi concreti nell’epatite B in un neonato non si capisce quali possano essere se non il neonato che nasce a rischio dal momento che è una malattia che si trasmette col sangue o col rapporto sessuale. Devo dire peraltro che pur essendo solo queste quattro le vaccinazioni obbligatorie i genitori che volessero fare solo questi vaccini non possono farli perché viene proposto un vaccino esavalente. Cioè ne vengono proposti sei invece che quattro.
G.Minoli: Si fanno dei vaccini che non servono, dice lei? …nei migliori dei casi o a rischio, addirittura?
Dr.Serravalle: All’età, per esempio, di tre mesi il vaccino anti Epatite ha poco senso in un bimbo sano.
G.Minoli: Sarebbe possibile ridurre la percentuale dei rischi?
Dr.Serravalle: Questo è importante. Esiste persino una sentenza della Corte di Cassazione che ha richiesto l’attuazione di test predittivi. Per capire qual’è il bambino che può andare soggetto ad una reazione avversa oppure no. Nonostante la sentenza dell’Alta Corte non è stato dato gambe per cui ad oggi non disponiamo di test predittivi per capire quale può essere un bambino che può subire un danno.
G.Minoli: Perché non si fanno i test preventivi?
Dr.Serravalle: Perché bisogna sempre rispondere al dogma che i vaccini sono sempre sicuri ed effecaci. Però purtroppo non è così e nella nostra normativa esiste una legge, la 210 del ’92, che riconosce l’esistenza dei danni da vaccini gli indennizzi a chi li subisce.

L’ape Toby e i nicotinoidi

ape_girasole

Drammatica sequenza, solo per stomaci forti, quella che si può osservare dal filmato realizzato dai professori Vincenzo Girolami e Luca Mazzon del Dipartimento di agronomia ambientale dell’Università di Padova e disponibile sul sito di La Repubblica. Le immagini mostrano un’ape, che si dissetata con una goccia di acqua derivata dalla guttazione di una pianta di mais il cui seme era stato trattato con nicotinoidi, morire in circa due minuti! I nicotinoidi sono un gruppo di insetticidi sistemici che sono sul banco degli imputati perché accusati da più parti di essere all’origine della mortalità delle api che sta avvenendo un po’ in tutto il mondo. E in effetti essa è concomitante con l’entrata in commercio di questi potentissimi insetticidi. Le api muoiono ma i consumatori dovrebbero domandarsi cosa mangiano quando trovano un vegetale nel piatto. Infatti i nicotinoidi sono utilizzati anche in serra per impedire ai parassiti di rovinare i raccolti, ma hanno una persistenza lunghissima, addirittura di qualche anno nel terreno. Lì dove muoiono le api anche l’uomo non se la passa bene!

Fonte

Se vi piace mangiare, allora dovreste fare attenzione a ciò che accade alle api. Lo sapevate che i due terzi delle colture alimentari hanno bisogno dell‘impollinazione – ogni tipo di cibo su cui facciamo affidamento per avere un’alimentazione corretta- ossia mele, bacche e mandorle, giusto per nominarne qualcuna. Questo è il motivo per cui il grave declino nella popolazione delle api sta avendo sempre più attenzione, con intere campagne tese a difendere le api.
Un forte corpo crescente di prove indica l’esposizione a una classe di pesticidi neurotossici detti neonicotinoidi (i pesticidi sintetici più usati) come principale fattore della sparizione delle api.
L’Unione Europea ha proibito i tre neonicotinoidi più usati, in base a prove scientifiche che indicano che i nicotinoidi possono completamente ammazzare le api e renderle più vulnerabili ai parassiti, patogeni e altri stress.
Consideriamo gli spin doctor aziendali (gli strateghi delle strategie di Public Relations, ndt). Come mostra il mio report su Friends of the Earth, tre delle maggiori aziende di antiparassitari – Bayer, Monsanto e Syngenta- sono impegnate in una massiccia campagna di disinformazione pubblica per distogliere il pubblico e i politici dal pensiero che i pesticidi possano avere qualcosa a che vedere con la morte delle api e la loro distruzione.
Per decenni la Big Tobacco (la lobby del tabacco, ndt) ha usato queste strategie, praticando un ostruzionismo che ha provocato milioni di morti evitabili.
Proprio mentre gli azionisti Bayer si incontravano in Germania questa settimana, il mio report portava una luce critica su queste pratiche aziendali distruttive.
Di seguito ci sono le sette tattiche che le aziende di pesticidi usano per trarre in inganno riguardo alla moria delle api.

Fonte

Traduzione

Toby and the Bees (Bayer)

Repubblica (Video commentato)

Il futuro dell’Amazzonia di Yuri Leveratto

Nuovo libro di Yuri Leveratto: Il futuro dell’Amazzonia – Una visione al 2060 dell’area strategica più importante del pianeta

In questo nuovo libro ho cercato d’individuare quali saranno le tendenze future che si svilupperanno in Amazzonia, l’area strategica più importante del pianeta, considerando che nel 2060 l’economia mondiale sarà completamente cambiata rispetto ad oggi e i paesi che oggi sono in via di sviluppo, saranno i dominanti e avranno bisogno sempre di più risorse per espandere le proprie economie. Nell’ultimo capitolo del libro vi è il “decalogo” per quella che dovrebbe essere, secondo me, l’Amazzonia eco-sostenibile, da lasciare alle generazioni che verranno.

Nuovo libro: Il futuro dell'Amazzonia - Una visione al 2060 dell'area strategica più importante del pianeta

Introduzione:

Quasi ogni giorno si legge sui giornali che l’Amazzonia è sotto una continua minaccia di deforestazione. Le notizie riportano che ogni anno un territorio grande come un piccolo stato europeo viene disboscato per fare spazio a coltivazioni di monocultura (nella maggioranza dei casi soia geneticamente modificata), e allevamento intensivo di bovini. La conseguenza di ciò è un crescente allarmismo ambientale, che indica i grandi proprietari terrieri come i responsabili dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera e dell’impoverimento dei suoli.
Si favorisce pertanto nell’opinione pubblica l’idea che sia giusto demarcare enormi aree trasformandole in “terre indigene”. Oltre a ciò, si è diffusa l’idea errata che l’indigenismo sia un sinonimo di ambientalismo e di cura per il bioma amazzonico.
L’indigenismo, inteso come quel nobile movimento, iniziato nel 1952 da Candido Rondon, che ha come scopo la protezione e la valorizzazione delle culture autoctone, è pertanto associato mondialmente all’idea di rispetto della natura e in particolare della foresta.
Purtroppo questo è solo uno dei tanti miti che si sono generati negli ultimi anni, ma non corrisponde sempre alla realtà.  Spesso sono proprio gli indigeni che si vendono le risorse presenti nelle loro terre, come ho verificato in molti dei miei viaggi. Solo per citare un caso recente, nella mia esplorazione del Rio Galvez, ubicato nell’Amazzonia peruviana nella regione di Loreto, ho constatato che i Matsés abbattono i grandi alberi presenti nelle loro terre e ne vendono il legname pregiato, spesso senza un chiaro piano di ripiantumazione, quando potrebbero invece implementare per esempio una politica di studio, valorizzazione, divulgazione e vendita delle piante medicinali (arbusti che ricrescono velocemente), ubicate nella loro terra.
Ma vi sono molti altri casi d’indigenismo “alla rovescia”.
Nella riserva Roosevelt sono gli stessi nativi che si vendono le pietre preziose presenti all’interno della loro area.
Nella terra indigena Raposa Serra do Sol vari autoctoni viaggiano armati su grossi SUV. Gli esempi potrebbero continuare.
Abbiamo pertanto già tolto il velo a due miti: innanzi tutto il problema principale dell’Amazzonia non è la deforestazione ed inoltre l’indigenismo non è sempre sinonimo di ambientalismo.
Il vero problema dell’Amazzonia è in fondo uguale a quello di altre aree strategiche del mondo: è in corso un processo di privatizzazione delle terre e delle risorse, spesso con metodi occulti, sconosciuto alla maggioranza delle persone.
L’opinione pubblica appoggia la demarcazione di nuove ed immense terre indigene, perché tutto ciò “è di moda”, ed “è ambientalista”, dimenticandosi che dividere totalmente gli autoctoni dai non autoctoni è un processo che spesso porta all’odio, com’è successo nella “terra indigena Raposa Serra do Sol”, e trascurando che i contadini non indigeni (che nella maggioranza dei casi non sono ricchi proprietari terrieri), sono espulsi dalla terra demarcata, e viene loro data un misera compensazione.
Contestualmente agli indigeni è dato il diritto di vivere dei proventi della loro terra, e quindi vendere le proprie risorse: legname, minerali rari, e anche petrolio, tutte attività per loro non ancestrali, che snaturano la loro cultura.
Mentre tutto ciò viene implementato, e vengono create centinaia di nuove “nazioni”, culturalmente staccate e pertanto spesso ostili al resto della popolazione dei paesi in questione, vi è una crescente avanzata del cosiddetto “progresso”, guidato dal capitalismo estremo, in forte contrapposizione con le tesi iniziali indigeniste.
Questa ondata d’industrializzazione, guidata in Brasile dal movimento ruralista, si oppone alla creazione di nuove terre indigene, e supporta con ogni mezzo la meccanizzazione forzata dell’agricoltura, la costruzione di nuove e grandi dighe che stanno imbrigliando imponenti fiumi come il Madeira e lo Xingú, la costruzione di strade transamazzoniche e ponti fantascientifici (come quello sul Rio Negro), la trasformazione della foresta in campi destinati alle coltivazioni di soia e bio-combustibili, e all’allevamento di bovini.
E’ lo scontro di due mondi, due risposte sbagliate per la gestione dell’Amazzonia.
Da una parte l’indigenismo, che potrebbe avere delle forze occulte che lo guidano, dall’altra il capitalismo estremo, i cui protagonisti non sono stati minimamente toccati dal governo d’ispirazione socialista del presidente Luis Ignacio Lula da Silva.
Proprio negli ultimi tre anni, inoltre, si è verificato un aumento degli scontri cruenti tra indigeni e ruralisti, in vari stati del Brasile, con purtroppo, vari morti.
Tutto ciò mentre gli altri paesi sudamericani che hanno porzioni d’Amazzonia nel loro territorio seguono e subiscono le politiche implementate dal Brasile, che è de facto il leader del continente, destinato a diventare in pochi anni una delle economie più forti del pianeta.
A complicare la situazione vi sono le imprese multinazionali minerarie e petrolifere, che stanno attuando un vero e proprio “assedio”, in Amazzonia, spesso con la complicità di governanti corrotti che permettono loro di accedere alle terre indigene (come per esempio la riserva Amarakaeri, in Perú, o il TIPNIS, in Bolivia), in cambio del pagamento di concessioni.
Si avvantaggiano così piccoli gruppi di ricchi azionisti che guidano queste imprese (ne cito solo alcune: Chevron Texaco, Petrobras, Total, Pdvsa, Hunt Oil, Pluspetrol, Repsol, Perenco, Maple e recentemente la russa Rosneft), a svantaggio di grandi moltitudini di persone.
Invece di pensare ad un graduale abbandono dell’utilizzo dei combustibili fossili ed un passaggio alle fonti alternative e all’idrogeno, una via già oggi percorribile tecnologicamente, i governi sudamericani (come d’altronde quelli del nord del mondo), continuano a dare priorità allo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, perseguendo il fine del lucro e non quello del bene dell’umanità e dell’ambiente.
In ultima analisi un auspicio: nelle esplorazioni che ho portato a termine con il fine di ricerca archeologica e naturalistica ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi territori ancora totalmente vergini, come il Parco Nazionale del Manu, il Parco Nazionale del Madidi, il Santuario Nazionale del Megantoni, la Riserva della biosfera e terra comunitaria Pilon Lajas, solo per citarne alcune. Paradisi incommensurabili dove l’uomo ha realmente un impatto quasi nullo, e dove la natura regna incontrastata.
Ecco, quella è l’Amazzonia che sognavo da bambino, e che ho potuto percorrere con le mie gambe. Spero che almeno questi “luoghi sacri”, che rimangono fino ad ora intatti, non siano mai distrutti dall’avanzata del capitalismo estremo e del progresso da perseguire ad ogni costo.

Yuri Leveratto
Cusco, Perú, marzo 2014

Il libro é disponibile in e-book, in forma cartacea in bianco e nero e in forma cartacea tutto a colori.

http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=432

Le grandi menzogne della storia-Conferenza

Conferenza di Massimo Mazzucco a Treviso del 30 marzo 2014.
Argomento centrale: le varie tipologie di menzogna che si ripetono regolarmente nella storia.