HydroMoving: l’auto ad Ossidrogeno

Lorenzo Errico ha inventato l’auto che va ad acqua. E mentre Marchionne porta la Fiat in Olanda, quota la Ferrari a New York e paga le tasse in Inghilterra la Nissan tira fuori i soldi e sponsorizza un idea rivoluzionaria di un italiano.

Fonte: http://toglimiunacuriosita.com/auto-che-va-ad-acqua/

11 settembre 2001 Loose Change

“Fai domande, esigi risposte” (Dylan Avery, Loose Change)

Tutto l’11 settembre in 5 minuti (Corbett Report)

La teoria dell’eccezionalismo americano

La teoría del excepcionalismo americano en el  mundo multipolar del siglo XXINel 1944 gli Stati Uniti d’America si imposero come l’unica potenza dominante del pianeta. Con gli accordi di Bretton Woods si decise che il dollaro sarebbe stato la valuta di riferimento mondiale, e che tutti i principali beni di scambio (petrolio, oro, grano, caffè ecc.) sarebbero stati quotati in dollari, rendendo di fatto questa moneta una valuta globale. L’anno seguente si fondarono il Banco Mondiale e il Fondo Monetario internazionale, entrambi con sede a Washington D.C. e si diede inizio ai lavori delle Nazioni Unite, con sede a New York.
I cinque paesi vincitori della seconda guerra mondiale (USA, Cina, Unione Sovietica, Francia e Regno Unito), ottennero lo status di membri permanenti del consiglio di sicurezza, con diritto di veto. Questi paesi, e in particolare l’Urss e la Cina, erano stremati dalla distruzione che aveva causato il conflitto, mentre gli Stati Uniti non avevano avuto grosse perdite umane, e nessuna perdita materiale nel loro territorio. Inoltre, dal punto di vista militare, gli Stati Uniti erano l’unico paese del mondo a possedere, e purtroppo anche ad aver usato, le prime armi atomiche.
Per quanto riguarda l’economia, anche se nel 1945 ci fu una temporanea recessione, gli USA avevano un prodotto interno lordo di 228 miliardi di dollari, pari a circa la metà del PIL mondiale. (1).
Già nel 1950, quando iniziò la guerra di Corea, il Pil degli USA cresceva dell’8%, e l’inflazione scese al 6%.
Nel 1950 gli Stati Uniti d’America si trovarono in una situazione di dominio assoluto del pianeta, sia militarmente, che economicamente, e ciò non fece che rafforzare la teoria dell’eccezionalismo americano.
In realtà, da un punto di vista sociologico, molti altri popoli vedono loro stessi al centro del mondo: gli ebrei si considerano il “popolo eletto”, i russi vedono la propria terra come “la grande madre Russia”, i cinesi denominano il loro territorio “zhongguo”, che letteralmente significa: “il paese del centro”, ma per gli americani questa teoria è molto più significativa che per altri gruppi umani.

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ALTROGIORNALE dopo 7 anni cambia casa

ALTROGIORNALE dopo 7 anni cambia casa.

Porteremo sempre nei nostri cuori il vecchio AG, ma occorreva un cambiamento.
L’accesso al sito sarà uguale a prima, entrerete nel vostro account utilizzando le vostre attuali credenziali d’accesso.
Il nuovo sito vi faciliterà nella lettura e nella ricerca degli argomenti, perchè divisi in blocchi.
Forse per domenica sera (13 luglio 2014) sul tardi il nuovo sito sarà online. Sotto la presentazione video delle novità, ringrazio di cuore Patrizia, la nostra Responsabile del canale video che mette tanto cuore oltre all’impegno in tutto quello che fa per il Progetto AG.
Ringrazio Riccardo Viola (Richard), l’anima di AG, a cui va il 100% dei meriti e dei successi di AG in questi anni e negli anni a venire.
pasgal

http://www.altrogiornale.org

L’ape Toby e i nicotinoidi

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Drammatica sequenza, solo per stomaci forti, quella che si può osservare dal filmato realizzato dai professori Vincenzo Girolami e Luca Mazzon del Dipartimento di agronomia ambientale dell’Università di Padova e disponibile sul sito di La Repubblica. Le immagini mostrano un’ape, che si dissetata con una goccia di acqua derivata dalla guttazione di una pianta di mais il cui seme era stato trattato con nicotinoidi, morire in circa due minuti! I nicotinoidi sono un gruppo di insetticidi sistemici che sono sul banco degli imputati perché accusati da più parti di essere all’origine della mortalità delle api che sta avvenendo un po’ in tutto il mondo. E in effetti essa è concomitante con l’entrata in commercio di questi potentissimi insetticidi. Le api muoiono ma i consumatori dovrebbero domandarsi cosa mangiano quando trovano un vegetale nel piatto. Infatti i nicotinoidi sono utilizzati anche in serra per impedire ai parassiti di rovinare i raccolti, ma hanno una persistenza lunghissima, addirittura di qualche anno nel terreno. Lì dove muoiono le api anche l’uomo non se la passa bene!

Fonte

Se vi piace mangiare, allora dovreste fare attenzione a ciò che accade alle api. Lo sapevate che i due terzi delle colture alimentari hanno bisogno dell‘impollinazione – ogni tipo di cibo su cui facciamo affidamento per avere un’alimentazione corretta- ossia mele, bacche e mandorle, giusto per nominarne qualcuna. Questo è il motivo per cui il grave declino nella popolazione delle api sta avendo sempre più attenzione, con intere campagne tese a difendere le api.
Un forte corpo crescente di prove indica l’esposizione a una classe di pesticidi neurotossici detti neonicotinoidi (i pesticidi sintetici più usati) come principale fattore della sparizione delle api.
L’Unione Europea ha proibito i tre neonicotinoidi più usati, in base a prove scientifiche che indicano che i nicotinoidi possono completamente ammazzare le api e renderle più vulnerabili ai parassiti, patogeni e altri stress.
Consideriamo gli spin doctor aziendali (gli strateghi delle strategie di Public Relations, ndt). Come mostra il mio report su Friends of the Earth, tre delle maggiori aziende di antiparassitari – Bayer, Monsanto e Syngenta- sono impegnate in una massiccia campagna di disinformazione pubblica per distogliere il pubblico e i politici dal pensiero che i pesticidi possano avere qualcosa a che vedere con la morte delle api e la loro distruzione.
Per decenni la Big Tobacco (la lobby del tabacco, ndt) ha usato queste strategie, praticando un ostruzionismo che ha provocato milioni di morti evitabili.
Proprio mentre gli azionisti Bayer si incontravano in Germania questa settimana, il mio report portava una luce critica su queste pratiche aziendali distruttive.
Di seguito ci sono le sette tattiche che le aziende di pesticidi usano per trarre in inganno riguardo alla moria delle api.

Fonte

Traduzione

Toby and the Bees (Bayer)

Repubblica (Video commentato)

Il futuro dell’Amazzonia di Yuri Leveratto

Nuovo libro di Yuri Leveratto: Il futuro dell’Amazzonia – Una visione al 2060 dell’area strategica più importante del pianeta

In questo nuovo libro ho cercato d’individuare quali saranno le tendenze future che si svilupperanno in Amazzonia, l’area strategica più importante del pianeta, considerando che nel 2060 l’economia mondiale sarà completamente cambiata rispetto ad oggi e i paesi che oggi sono in via di sviluppo, saranno i dominanti e avranno bisogno sempre di più risorse per espandere le proprie economie. Nell’ultimo capitolo del libro vi è il “decalogo” per quella che dovrebbe essere, secondo me, l’Amazzonia eco-sostenibile, da lasciare alle generazioni che verranno.

Nuovo libro: Il futuro dell'Amazzonia - Una visione al 2060 dell'area strategica più importante del pianeta

Introduzione:

Quasi ogni giorno si legge sui giornali che l’Amazzonia è sotto una continua minaccia di deforestazione. Le notizie riportano che ogni anno un territorio grande come un piccolo stato europeo viene disboscato per fare spazio a coltivazioni di monocultura (nella maggioranza dei casi soia geneticamente modificata), e allevamento intensivo di bovini. La conseguenza di ciò è un crescente allarmismo ambientale, che indica i grandi proprietari terrieri come i responsabili dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera e dell’impoverimento dei suoli.
Si favorisce pertanto nell’opinione pubblica l’idea che sia giusto demarcare enormi aree trasformandole in “terre indigene”. Oltre a ciò, si è diffusa l’idea errata che l’indigenismo sia un sinonimo di ambientalismo e di cura per il bioma amazzonico.
L’indigenismo, inteso come quel nobile movimento, iniziato nel 1952 da Candido Rondon, che ha come scopo la protezione e la valorizzazione delle culture autoctone, è pertanto associato mondialmente all’idea di rispetto della natura e in particolare della foresta.
Purtroppo questo è solo uno dei tanti miti che si sono generati negli ultimi anni, ma non corrisponde sempre alla realtà.  Spesso sono proprio gli indigeni che si vendono le risorse presenti nelle loro terre, come ho verificato in molti dei miei viaggi. Solo per citare un caso recente, nella mia esplorazione del Rio Galvez, ubicato nell’Amazzonia peruviana nella regione di Loreto, ho constatato che i Matsés abbattono i grandi alberi presenti nelle loro terre e ne vendono il legname pregiato, spesso senza un chiaro piano di ripiantumazione, quando potrebbero invece implementare per esempio una politica di studio, valorizzazione, divulgazione e vendita delle piante medicinali (arbusti che ricrescono velocemente), ubicate nella loro terra.
Ma vi sono molti altri casi d’indigenismo “alla rovescia”.
Nella riserva Roosevelt sono gli stessi nativi che si vendono le pietre preziose presenti all’interno della loro area.
Nella terra indigena Raposa Serra do Sol vari autoctoni viaggiano armati su grossi SUV. Gli esempi potrebbero continuare.
Abbiamo pertanto già tolto il velo a due miti: innanzi tutto il problema principale dell’Amazzonia non è la deforestazione ed inoltre l’indigenismo non è sempre sinonimo di ambientalismo.
Il vero problema dell’Amazzonia è in fondo uguale a quello di altre aree strategiche del mondo: è in corso un processo di privatizzazione delle terre e delle risorse, spesso con metodi occulti, sconosciuto alla maggioranza delle persone.
L’opinione pubblica appoggia la demarcazione di nuove ed immense terre indigene, perché tutto ciò “è di moda”, ed “è ambientalista”, dimenticandosi che dividere totalmente gli autoctoni dai non autoctoni è un processo che spesso porta all’odio, com’è successo nella “terra indigena Raposa Serra do Sol”, e trascurando che i contadini non indigeni (che nella maggioranza dei casi non sono ricchi proprietari terrieri), sono espulsi dalla terra demarcata, e viene loro data un misera compensazione.
Contestualmente agli indigeni è dato il diritto di vivere dei proventi della loro terra, e quindi vendere le proprie risorse: legname, minerali rari, e anche petrolio, tutte attività per loro non ancestrali, che snaturano la loro cultura.
Mentre tutto ciò viene implementato, e vengono create centinaia di nuove “nazioni”, culturalmente staccate e pertanto spesso ostili al resto della popolazione dei paesi in questione, vi è una crescente avanzata del cosiddetto “progresso”, guidato dal capitalismo estremo, in forte contrapposizione con le tesi iniziali indigeniste.
Questa ondata d’industrializzazione, guidata in Brasile dal movimento ruralista, si oppone alla creazione di nuove terre indigene, e supporta con ogni mezzo la meccanizzazione forzata dell’agricoltura, la costruzione di nuove e grandi dighe che stanno imbrigliando imponenti fiumi come il Madeira e lo Xingú, la costruzione di strade transamazzoniche e ponti fantascientifici (come quello sul Rio Negro), la trasformazione della foresta in campi destinati alle coltivazioni di soia e bio-combustibili, e all’allevamento di bovini.
E’ lo scontro di due mondi, due risposte sbagliate per la gestione dell’Amazzonia.
Da una parte l’indigenismo, che potrebbe avere delle forze occulte che lo guidano, dall’altra il capitalismo estremo, i cui protagonisti non sono stati minimamente toccati dal governo d’ispirazione socialista del presidente Luis Ignacio Lula da Silva.
Proprio negli ultimi tre anni, inoltre, si è verificato un aumento degli scontri cruenti tra indigeni e ruralisti, in vari stati del Brasile, con purtroppo, vari morti.
Tutto ciò mentre gli altri paesi sudamericani che hanno porzioni d’Amazzonia nel loro territorio seguono e subiscono le politiche implementate dal Brasile, che è de facto il leader del continente, destinato a diventare in pochi anni una delle economie più forti del pianeta.
A complicare la situazione vi sono le imprese multinazionali minerarie e petrolifere, che stanno attuando un vero e proprio “assedio”, in Amazzonia, spesso con la complicità di governanti corrotti che permettono loro di accedere alle terre indigene (come per esempio la riserva Amarakaeri, in Perú, o il TIPNIS, in Bolivia), in cambio del pagamento di concessioni.
Si avvantaggiano così piccoli gruppi di ricchi azionisti che guidano queste imprese (ne cito solo alcune: Chevron Texaco, Petrobras, Total, Pdvsa, Hunt Oil, Pluspetrol, Repsol, Perenco, Maple e recentemente la russa Rosneft), a svantaggio di grandi moltitudini di persone.
Invece di pensare ad un graduale abbandono dell’utilizzo dei combustibili fossili ed un passaggio alle fonti alternative e all’idrogeno, una via già oggi percorribile tecnologicamente, i governi sudamericani (come d’altronde quelli del nord del mondo), continuano a dare priorità allo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, perseguendo il fine del lucro e non quello del bene dell’umanità e dell’ambiente.
In ultima analisi un auspicio: nelle esplorazioni che ho portato a termine con il fine di ricerca archeologica e naturalistica ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi territori ancora totalmente vergini, come il Parco Nazionale del Manu, il Parco Nazionale del Madidi, il Santuario Nazionale del Megantoni, la Riserva della biosfera e terra comunitaria Pilon Lajas, solo per citarne alcune. Paradisi incommensurabili dove l’uomo ha realmente un impatto quasi nullo, e dove la natura regna incontrastata.
Ecco, quella è l’Amazzonia che sognavo da bambino, e che ho potuto percorrere con le mie gambe. Spero che almeno questi “luoghi sacri”, che rimangono fino ad ora intatti, non siano mai distrutti dall’avanzata del capitalismo estremo e del progresso da perseguire ad ogni costo.

Yuri Leveratto
Cusco, Perú, marzo 2014

Il libro é disponibile in e-book, in forma cartacea in bianco e nero e in forma cartacea tutto a colori.

http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=432

Le grandi menzogne della storia-Conferenza

Conferenza di Massimo Mazzucco a Treviso del 30 marzo 2014.
Argomento centrale: le varie tipologie di menzogna che si ripetono regolarmente nella storia.

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