Crop Circle Ansty, Nr Salisbury, UK 2016

Crop Circle apparso a Ansty, Nr Salisbury, Wiltshire (UK) il 12 agosto 2016

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Fonte: http://www.cropcircleconnector.com/2016/Ansty/Ansty2016a.html

Fonte: http://www.cropcircleconnector.com/2016/Ansty/articles.html

Quanti stecchiti dalla chemio. E dai giornalisti ignoranti.

di Maurizio Blondet (7 settembre 2016)

Il Lancet, una delle più stimate riviste mediche, giorni fa ha pubblicato un lavoro firmato dal Public Health England e Cancer Research Uk, condotto su 23,000 donne con cancro al seno e circa 10.000 uomini con carcinoma polmonare non a piccole cellule: 9.634 sono stati sottoposti a chemioterapia nel 2014 e 1.383 sono morti entro 30 giorni.

«L’indagine ha rilevato che in Inghilterra circa l’8,4% dei pazienti con cancro del polmone e il 2,4% di quelli affetti da tumore del seno sono deceduti entro un mese dall’avvio del trattamento. Ma in alcuni ospedali la percentuale è di molto superiore alla media riscontrata.  «Ad esempio, in quello di Milton Keynes il tasso di mortalità per chemioterapia contro il carcinoma polmonare è risultata addirittura del 50,9%. …. Al Lancashire Teaching Hospitals il tasso di mortalità a 30 giorni è risultato del 28%» *

«Per la prima volta i ricercatori hanno esaminato il numero di malati deceduti entro 30 giorni dall’inizio della chemioterapia, cosa che indica che i medicinali hanno provocato la loro morte, piuttosto che il cancro».

Ho copiato e incollato da “Senza Nubi”, sito del professor Sandro Carlo Mela.  Che è stato docente di medicina interna all’Università di Genova, ha avuto diversi incarichi scientifici al CNR, è  co-autore di  583 pubblicazioni scientifiche, delle quali 212 su riviste internazionali,  con  1823 citazioni da riviste internazionali.

Suo anche il commento che segue: “È notevole che siano stati proprio il Public Health England ed il Cancer Research Uk a sentire il bisogno di rivedere criticamente il proprio operato, raccogliendo una casistica imponente e traendone infine le conseguenze. Ci si pensi bene. Questa è l’essenza della metodologia scientifica.  Fare ipotesi. Verificarle. Accettarle se i fatti le corroborino e rigettarle se i fatti le contraddicano.  Quanto è duro accettare che i fatti smentiscano le teorie!”.

Poiché  il professor Mela è scienziato e scrittore elegante, penso questo sia stato il suo modo di  intervenire nella canea giornalistica innescata da un  caso di cronaca. Regolarmente riportato dai media in questi termini:  “I genitori rifiutano la chemio, lei muore a 18 anni di leucemia”. Naturalmente accusando i genitori di aver ammazzato la figlia  perché credono a ciarlatani (“il dottor Hamer”), ché se invece  avessero portato la figlia dal celebre professor Veronesi, che l’avrebbe sottoposta alla chemio,  la fanciulla sarebbe ancora viva.

A Veronesi nessun  giornalista  ha mai chiesto conto di quanti, nella sua lunga carriera, ne ha ammazzati con la chemio. I lavori dei due importanti istituti  sanitari pubblici inglesi, riportati da Mela, dimostrano che c’è una percentuale da alta a ragguardevole di pazienti che viene addirittura stecchita dalla chemio. Nei primi trenta giorni dal trattamento.

I giornalisti soprattutto, hanno colto il caso o i due casi di cronaca per lanciarsi in una battaglia morale: non solo contro di due genitori che hanno accusato di aver ucciso la figlia, ma in genere contro la diffidenza della “gente”  contro tutto ciò che è scientifico, o anche solo ufficiale: c’è chi ha messo la diffidenza generale del pubblico per la chemio sullo stesso piano del “il rigetto dei partiti”;   il rifiuto delle vaccinazioni   alla stessa stregua  di un rigetto anarchico e cieco verso ogni autorità;  il discredito verso “il celebre oncologo Veronesi” alla stessa stregua del “populismo” che “abbiamo visto emergere anche nelle elezioni in Germania”.  Insomma vedono, i giornalisti, un rigurgito di passatismo, oscurantismo e pensiero magico, un ritorno al Medioevo,   che si sentono in dovere di combattere con l’ironia dei loro Lumi. Invocando anche i giudici, se occorre, perché sottraggano la patria potestà dei genitori anti-chemio  e affidino  i figli malati  per forza pubblica a Veronesi e alla sua  terapia citotossica con metalli pesanti ed iprite; la libertà dei pazienti non è accettabile, se essa sfocia in superstizione e cure con vitamina C o veleno di scorpione.

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UFO over Barcellona

UFO (Unidentified Flying Object) over Plaça d’Espanya, Barcellona, Spain. July 9 , 2016. Device: SM-N910F Samsung.

 

11 settembre 15 anni dopo

Chemioterapia può nuocere fino a metà pazienti

L’allarme su Lancet

Risultati immagini per lancet statistiche cancro

I pazienti dovrebbero sempre essere avvertiti sui pericoli legati alla chemioterapia, suggerisce una ricerca pubblicata su ‘Lancet Oncology’, secondo cui i farmaci contro il cancro possono nuocere gravemente fino al 50% dei pazienti. Per la prima volta i ricercatori hanno esaminato il numero di malati deceduti entro 30 giorni dall’inizio della chemioterapia, cosa che indica che i medicinali hanno provocato la loro morte, piuttosto che il cancro.

Lo studio inglese, firmato Public Health England e Cancer Research Uk, ha esaminato più di 23.000 donne con cancro al seno e circa 10.000 uomini con carcinoma polmonare non a piccole cellule: 9.634 sono stati sottoposti a chemioterapia nel 2014 e 1.383 sono morti entro 30 giorni. L’indagine ha rilevato che in Inghilterra circa l’8,4% dei pazienti con cancro del polmone e il 2,4% di quelli affetti da tumore del seno sono deceduti entro un mese dall’avvio del trattamento. Ma in alcuni ospedali la percentuale è di molto superiore alla media riscontrata.

Ad esempio, in quello di Milton Keynes il tasso di mortalità per chemioterapia contro il carcinoma polmonare è risultata addirittura del 50,9%, anche se la statistica si basa su un piccolo numero di pazienti. Al Lancashire Teaching Hospitals il tasso di mortalità a 30 giorni è risultato del 28%. Tassi più alti della media anche nei nosocomi di Blackpool, Coventry, Derby, South Tyneside, del Surrey e del Sussex. Gli esperti avvertono: “Si tratta di farmaci potenti, con effetti collaterali significativi, e spesso ottenere il giusto equilibrio fra un trattamento aggressivo e la salute del paziente può essere difficile”.

“A quegli ospedali i cui tassi di morte sono al di fuori della media attesa – sottolineano – si chiederà di rivedere le loro pratiche. E’ comunque importante rendere i pazienti consapevoli che ci sono potenziali rischi di vita legati alla chemioterapia. E i medici devono essere più attenti alla selezione dei pazienti, dato che ci sono differenze significative in termini di sopravvivenza per le persone anziane e per i pazienti in generali cattive condizioni di salute, al netto della neoplasia”.

FONTE: adnkronos

Vogliono farti ammalare!

miglioriamoci net

Cosa succederebbe se venisse trovata una cura semplice ma super efficace per il cancro?

Vogliono farti Ammalare! – Proiettili Informativi #40

 

Le connessioni tra Göbekli Tepe e l’isola di Pasqua

Le statue e i gesti simbolici che collegano l’antica Göbekli Tepe, l’isola di Pasqua e altri siti intorno al mondo.
di Ozgur Baris Etli

Antichi monumenti lasciati dall’uomo presentano un enigma irrisolto: perché statue di umanoidi di molti siti preistorici, da quelle che si trovano a Göbekli Tepe in Turchia a quelle dell’isola di Pasqua mostrano posture simili? La firma e le posizioni simboliche visualizzate su statue incredibili in località di tutto il mondo pongono domande su ciò che ha spinto l’umanità a ripetere collettivamente il tema comune della “rinascita” attraverso enormi differenze spazio-temporali.
Göbekli Tepe è situata nella città di Sanliurfa (o Urfa) in Turchia e si distingue come uno dei più interessanti siti archeologici preistorici odierno. La ricerca scentifica ha datata i templi di Göbekli Tepe, come minimo, al 9600 a.c. che nel Linguaggio archeologico corrisponde al periodo neolitico preceramico A.
Göbekli Tepe è costituito da numerosi templi fatti da pilastri di peso compreso tra le 40 e le 60 tonnellate a forma di T o di pilatri con raffigurazioni intricate di tori, serpenti, volpi, leoni ed altri animali scolpiti nella pietra. Eppure il sito maestoso sarebbe stato edificato da gente “primitiva” del neolitico che non aveva strumenti sofisticati, provocando speculazioni su come è stato costruito e perché.
A ben guardare le mani e le braccia possono essere osservate con precisione sui pilastri di Göbekli Tepe. I volti umani non sono chiari. Potrebbe essere che non sono umani ma simboli di dei o dee del Neolitico.

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